Con lo psicologo Alessandro Crescenzio

La fine di una relazione può avvenire per diverse motivazioni e spesso alla base c’è una crisi. In una coppia sana la possibilità di una crisi si presenta più volte e la stessa può essere fonte di evoluzione della coppia oppure la ragione del suo epilogo. È importante considerare il timing, ossia il tempo in cui si verifica la crisi. Uno dei primi periodi di crisi riguarda la fine della fase dell’innamoramento, quando l’idealizzazione del partner pian piano svanisce per lasciar posto alla realtà che è ricca di aspetti positivi ma anche negativi (pregi e difetti che lo caratterizzano). In questa fase si passa dall’amore romantico all’amore maturo. Se tutte le relazioni finiscono in questo periodo significa che alla base non c’è la ricerca di un amore maturo ma una fame di innamoramento. Statisticamente la fase di innamoramento dura dalle 6 settimane ai 6 mesi, nonostante possano esserci delle variazioni a seconda della persona e/o della coppia. Tuttavia, in generale, dovrebbe concludersi entro i primi due anni. Il primo sintomo di innamoramento è la ricerca di scambi affettivi, una crisi potrebbe essere la riduzione di questi ma più che dal punto di vista quantitativo, dal punto di vista qualitativo: è soprattutto la qualità dello scambio affettivo a ridursi.  

Per chiudere una relazione bisogna trovare il modo, sia quando si viene lasciati che quando si lascia. Il distacco implica l’elaborazione del tutto, seppur relazionale, ed è favorito da una chiusura con minor dubbi possibili poiché l’incertezza lascia aperta la possibilità del ritorno. 

Spesso la chiusura di un rapporto si teme per paura della solitudine, ma quest’ultima è il punto di partenza per stabilire una relazione sana. La paura della solitudine può essere dovuta alla pressione sociale generata da una società che ci impone di vivere in una coppia felice (rispettando degli step, come il matrimonio, la famiglia), in cui essere single è sconveniente perché può essere associato al “non essere all’altezza”; ma può essere dovuta anche alla paura di provare tristezza. Tuttavia, quest’ultima è un’emozione adattiva e dopo una relazione ci porta fisiologicamente a rallentare. Quindi più che sul mondo esterno, dopo la fine di una relazione, sarebbe importante concentrarsi sul mondo interno, per non ripetere gli stessi errori e per crescere.

Quando alla base di una crisi di una coppia c’è un tradimento, la possibilità di recuperare il rapporto può essere molto difficile anche se non impossibile. Il tradimento assume una forma diversa a seconda di chi lo effettua e di chi lo riceve: per alcuni il tradimento potrebbe essere solamente quello fisico, per altri anche semplicemente il provare attrazione fisiologica nei confronti di qualcuno che non sia il proprio/la propria partner. In generale, c’è una fase che è quella della perdita di fiducia nel partner che è uguale per tutti e che richiede tempo. È importante, inoltre, sapere quando è avvenuto il tradimento: all’inizio di una relazione; durante la fase di stabilità; dopo un evento importante come la maternità; all’improvviso e senza motivazione. A seconda del caso si può stabilire anche il grado di colpevolizzazione nonostante vada sempre un po’ distribuita la colpa a meno che non si tratti di traditori seriali. Il superamento del tradimento è importante sia se si decide di rimanere nella coppia sia se la relazione finisce. Anche in questo caso si parla di elaborazione del lutto che richiede un tempo necessario per evitare di riportare questa eredità relazionale in una nuova coppia. Nel caso di una mancata elaborazione, la diretta conseguenza potrebbe essere il diventare troppo gelosi e possessivi nel tentativo di ridurre la probabilità che l’oggetto d’amore venga perso, finendo per attribuire al partener un’etichetta che non gli appartiene (quella del traditore) ma che finirà probabilmente per rispettare per effetto della profezia che si autoavvera. 

Argomentazione a cura della Dott.ssa Aurora Affatato

Redatto dalla Dott.ssa Francesca Basilicata