Molte persone, in modo più o meno consapevole, si esercitano ogni giorno nell’arte del boicottarsi, mettendo in campo una serie di azioni e riflessioni che inevitabilmente li allontanano dagli obiettivi prefissati o rendono molto più faticoso il raggiungimento degli stessi. Infatti, con il termine “auto-sabotaggio” si fa riferimento alla metodica per cui le persone provano a ostacolare eventuali opportunità di successo auto-generandosi impedimenti e ostacoli che ne intaccano la probabilità di realizzazione. Gli autosabotaggi sono un meccanismo di difesa atto a proteggere il personale senso di autostima. Ad esempio, se un individuo impiega il minimo delle proprie potenzialità per il raggiungimento di un obiettivo, in caso di insuccesso si sarà costruito un alibi ammettendo a se stesso e agli altri che non si era impegnato al massimo. Al contrario, se lo stesso individuo si sforzasse al massimo delle proprie possibilità, nel caso di insuccesso non avrebbe alibi e si troverebbe a fare i conti con la propria responsabilità. Gli autosabotaggi, dunque, possono essere considerati come un modo che le persone mettono in atto per deresponsabilizzarsi in caso di fallimenti e per proteggere l’autostima da condizioni avverse che possono minarla. Se da un lato l’autosabotaggio, in una certa misura, sembrerebbe proteggere dalla frustrazione dell’insuccesso, dall’altro rappresenta un “nemico” interno da riconoscere e affrontare al fine di non lasciarsi intralciare nelle numerose situazioni della vita, da quelle lavorative a quelle relazionali.
Le forme più comuni di autosabotaggio sono:
- procrastinazione, ovvero rimandare in modo indefinito il completamento di un compito;
- fuga dalle responsabilità;
- paura di fallire;
- paura del cambiamento;
- incapacità di dire di “No” di fronte a situazioni distraenti;
- eccessivo perfezionismo;
- paragone costante della propria vita a quella altrui con conseguente senso di insoddisfazione;
- lamento costante e vittimizzazione;
- bassi livelli di autostima e fiducia in se stessi.
È fondamentale riconoscere i sabotaggi più comuni che vengono messi in atto al fine di individuarli ed eventualmente sperimentare strategie che gli impediscano di agire come “autodistruttori”. Il primo passo per smettere di auto sabotarsi è, quindi, quello di imparare a conoscersi a fondo e di identificare i propri meccanismi. In questa fase la psicoterapia può rappresentare il più valido aiuto! Un secondo passaggio importante riguarda il lavoro su piccoli obiettivi. È importante, infatti, creare un piano d’azione in cui superare piccoli step per raggiungere la meta finale: lavorare su piccoli traguardi aumenta la motivazione e riduce lo stress! Inoltre, è fondamentale essere disposti ad uscire dalla “zona di comfort” ed affrontare la paura del nuovo piuttosto che farsi boicottare dalla stessa.
In ultimo, ma non per importanza, è necessario lavorare in modo mirato sulla propria autostima e vincere la convinzione di non meritare successo e felicità, una tra le principali motivazioni dell’autosabotaggio.
Sotto vengono descritte le differenze in termini di conseguenze tra la presenza e l’assenza di autosabotaggio.
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Presenza di autosabotaggio |
Assenza di autosabotaggio |
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-Riduzione della propria autostima |
-Rinforzo della propria autostima |
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-Sperimentare stress e frustrazione |
-Sperimentare emozioni piacevoli |
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-Spreco di tempo ed energie |
-Utilizzare tempo ed energie in maniera efficace e soddisfacente |
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-Minori obiettivi di vita realizzati |
-Realizzazione degli obiettivi di vita prefissati |
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-Rimanere nella propria zona di comfort |
-Maggiore opportunità di imparare cose nuove |
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-Rinforzo di schemi mentali improduttivi e disfunzionali |
-Rinforzo di schemi mentali funzionali |
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-Rinforzo di un’identità depotenziata |
-Sviluppo di un’identità positiva di sè |
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-Maggior rischio di sviluppare apatia |
-Potenziamento di un atteggiamento proattivo |
Dott.ssa Criscuolo Olimpia
Dott.ssa Daddio Elisa
Dott.ssa De Filippo Martina
Dott.ssa Verdoliva Sara