LA PSICOLOGIA DEL TRADIMENTO E LA NATURA DELL’INFEDELTA’.
Viviamo in una società più evoluta e emancipata rispetto a quella dei nostri nonni, ma una delle esperienze maggiormente temute e scottanti, all’interno della vita di coppia, è, senza dubbio, il tradimento. Numerosi studi hanno tentato di stimare la prevalenza del tradimento nella popolazione generale, tuttavia i risultati (Gordon et al., 2004) si sono dimostrati abbastanza eterogenei e compresi in un range ampio che oscilla tra l’1,5% e il 60%. Una ricerca, condotta da Atkins et al (2001), indica come la percentuale di persone che dichiarano di avere una relazione extraconiugale si aggira attorno al 25%. Inoltre, indipendentemente se il tradimento possa concretizzarsi o meno, gli uomini (98%) e le donne (80%) hanno dichiarato di fantasticare di avere rapporti con altre persone che non siano il loro partner attuale (Hicks e Leitenberg, 2001).
Alla base del tradimento, vi è una concezione diversa. Per l’uomo il tradimento è quello fisico, mentre per la donna il tradimento comprende anche comportamenti di vicinanza emotiva come lo scambio di messaggi amorosi tra il partner e un’altra donna. A partire da queste due differenti visioni, il tradimento può definirsi come “una violazione delle aspettative e degli standard di una relazione diventando emotivamente o fisicamente coinvolti con qualcun altro/a (Snyder et all, 2007)”. Una soglia maggiore di infedeltà, si manifesta all’alba di un nuovo decennio, cioè durante il passaggio negli “anta”, oppure quando si va incontro a cambiamenti importanti, come l’arrivo di un figlio, che segnano una modifica sostanziale nella propria vita.
Quando si è traditi, il primo pensiero è che il/la partner non ci abbia mai realmente amato; in realtà non è sempre così. Diversi sono i motivi del tradimento. Ci sono casi in cui l’infedeltà è circoscritta a una situazione specifica, producendo un forte senso di colpa nel traditore; il tradimento può essere “una ripicca” poiché si è subito un tradimento e, per rivalsa, si fa lo stesso. Si può tradire anche per alimentare la propria autostima, celando così un forte senso di insicurezza e debolezza dell’artefice. Infine, c’è chi tradisce perché si è innamorato/a un altro/a partner, ma non si ha il coraggio di chiudere la relazione ufficiale per svariati motivi.
Secondo gli psicologi della Florida State University, esistono meccanismi inconsci che si attivano quando incontriamo qualcuno di avvenente, ma siamo già impegnati in una relazione sentimentale. Tali meccanismi sono l’attentional disengagement, la tendenza a distogliere lo sguardo quando guardiamo qualcuno che consideriamo come potenziale partner sessuale, e l’evalutative devalutation, svalutare la bellezza delle altre persone rispetto a quella del proprio compagno/a. Secondo i ricercatori, entrambi i meccanismi psicologici sono correlati con la probabilità di tradimento. Più velocemente si distoglie lo sguardo, più si svaluta il potenziale partner. Per tanto, la probabilità di tradimento il/la partener diminuisce.
Il tradimento è un comportamento complesso, il cui significato cambia in funzione di molte variabili. Esso è considerato come un trauma in quanto vi è una rottura improvvisa e intensa e andrebbe affrontato con accortezza, delicatezza e competenza. È necessario l’aiuto di uno psicologo, esperto nella gestione delle dinamiche di coppia; di fatti, come dichiara Esther Perel, psicoterapeuta di coppia, “Il dolore del tradimento è profondo, ma può essere curato. Alcuni tradimenti sono le campane a morte per relazioni che stanno già avvizzendo. Altre ci daranno la scossa per nuove possibilità. Il fatto è che la maggior parte delle coppie che hanno provato il tradimento restano insieme. Alcune di queste si limiteranno a sopravvivere, mentre altre saranno davvero in grado di trasformare la crisi in opportunità. Saranno in grado di trasformarla in una esperienza di crescita”.
A cura delle Dott.sse Anna Alberico, Antonella Raffone e Sara Verdoliva.