“Quando agire non è così semplice”

Con il termine impotenza appresa o acquisita ci si riferisce ad uno stato mentale in cui un soggetto, dopo che è stato esposto a frequenti stimoli dolorosi o spiacevoli, è predisposto a pensare di non aver controllo sulle varie situazioni che gli si presentano. Ciò accade presumibilmente perché ha imparato che, nonostante i suoi sforzi, non può controllare la situazione. Se questa condizione di impotenza continua a verificarsi in più contesti o sfere di vita, il cervello può apprendere che non c’è niente che possiamo fare se non aspettarne l’esito in modo del tutto fatalistico. Pertanto, quando ci si trova di fronte a situazioni o compiti simili in futuro, si può rinunciare a priori alla speranza di raggiungere il successo e dunque disinvestire sui tentativi di raggiungerlo. Lo psicologo americano Martin Seligman fu tra i primi a studiare l’argomento nel 1967 presso l’Università della Pennsylvania, partendo dal suo interesse nei confronti della depressione. In seguito a differenti ricerche in merito, si è effettivamente confermata la correlazione con uno stato depressivo, causato dalla percezione di una mancanza di controllo e ad una automatica tendenza a interpretare gli stimoli come avversi. A seguito di tali osservazioni, Seligman e colleghi proposero che nei partecipanti, i quali avevano sperimentato il fenomeno di simil impotenza, potevano essere individuati tre deficit specifici:

Cognitivo: i soggetti percepiscono le circostanze come incontrollabili (mancanza di controllo)
Emotivo: i soggetti sperimentano uno stato depressivo conseguente al fatto di trovarsi in una situazione negativa su cui non si può intervenire (mancanza di speranza)
Motivazionale: i soggetti non rispondono a potenziali metodi per sfuggire alla situazione negativa (mancanza di reazione)

I giovani adulti e i genitori di mezza età con uno stile esplicativo pessimistico spesso sono soggetti a depressione. Tendono ad essere carenti nella risoluzione dei problemi e nella ristrutturazione cognitiva e generalmente dimostrano scarsa soddisfazione nei confronti del proprio lavoro e delle relazioni interpersonali, anche sul posto di lavoro. I soggetti che presentano uno stile pessimistico tendono anche ad avere un sistema immunitario indebolito, presentando non solo una maggiore vulnerabilità a disturbi minori e malattie gravi, ma anche una guarigione meno positiva. Anche se il concetto di impotenza appresa è nato ed è stato sviluppato per essere coeso a quello depressivo, ad oggi possiamo parlare di impotenza appresa in modo molto più allargato e generale. È bene sottolineare che la strutturazione di un’ideazione di impotenza appresa porta necessariamente a un tono dell’umore più basso e dunque depressivo, ma quest’ultimo non ne è la causa, ma un potenziale aggravante della convinzione. Una qualsiasi condizione di vita stressante che perduri per molto tempo e di cui non riusciamo a liberarci con le nostre consuete strategie di fronteggiamento, potrebbe essere l’innesco per la costruzione di una convinzione di impotenza, accompagnata da scarsa autostima, auto-efficacia personale. In questi casi, può essere di supporto l’inizio di un percorso terapeutico, che accompagni il soggetto verso una riformulazione delle proprie convinzioni e credenze.

Dott.ssa Olimpia Criscuolo

                                 Dott. Donato Essolino

Dott.ssa Noemi Braccini

Dott.ssa Martina De Filippo