PARTE TEORICA: Il disturbo ossessivo – compulsivo è caratterizzato dalla presenza di pensieri
ricorrenti e indesiderati che comportano la necessità di eseguire azioni rigide e ripetitive. L’
ossessione rimanda a un’idea, un pensiero o un’immagine persistente che si ripete costantemente in
maniera intrusiva, generando ansia nel soggetto. La compulsione, invece, è un comportamento
ripetitivo che il soggetto adopera per prevenire o ridurre l’ansia. Secondo il DSM V, affinché si
possa parlare di disturbo ossessivo – compulsivo, devono essere presenti alcuni criteri:
– la presenza di ossessioni o compulsioni o entrambe;
– le ossessioni e le compulsioni devono causare grave perdita di tempo durante la giornata e
minare il normale funzionamento sociale, relazionale e psicologico dell’individuo;
– riconoscere che le ossessioni e compulsioni sono eccessive o irrazionali;
– i sintomi ossessivo-compulsivi non sono attribuibili agli effetti fisiologici di sostanze;
– il disturbo non è meglio giustificato da sintomi di altri disturbi mentali
Sulla base di ricerche condotte, nel DSM 5 è stata aggiunta una nuova categoria: i disturbi
ossessivo-compulsivo e correlato, la quale racchiude al suo interno: disturbo da accumulo (le
persone sentono il bisogno di conservare oggetti e provano ansia nel disfarsene); tricotillomania (a
causa dell’ansia o stress vissuto, il soggetto si strappa i capelli, i peli delle sopracciglia o delle ciglia
per placare la sua tensione); disturbo da escoriazione cutanea (gli individui si escoriano la pelle,
provocando ferite o irritazione, per ridurre o interrompere il proprio comportamento); disturbo
dismorfico del corpo(le persone sono convinte che il loro corpo abbia un difetto e per gestire l’ansia
che ne deriva pizzicano la parte del corpo difettosa e effettuano confronti tra il proprio corpo e
quello di altri per trovare rassicurazione).
PARTE PRATICA: Claudia è una giovane donna di 35 anni. Sposata da dieci anni con Filippo,
vive in una casa di proprietà nel centro di Caserta. Invogliata dal marito, la donna si rivolge al
centro perché è stanca dei litigi con il partner a causa del suo comportamento, nonostante ritenga
non necessario la visita con lo psicologo. Una volta accomodatasi nello studio, la donna racconta
brevemente di sé e in particolare del comportamento che Filippo trova esagerato. Claudia riferisce
che ogni volta che rientra a casa, si reca nel bagno per lavarsi le mani. Esegue questo
comportamento meticolosamente sempre allo stesso modo: lava ogni parte delle mani per almeno
trenta volte. Il lavarsi assiduamente le mani però è un comportamento che caratterizza la vita di
Claudia perché la donna lo pratica anche in casa; ogni sua azione, come può essere il rifare il letto, è
accompagnata dal lavarsi le mani in maniera ossessiva. A ciò, si aggiunge che la donna costringe
anche il marito a lavarsi ripetutamente le mani, il quale si oppone, scaturendo cosi dei litigi.
Continuando nel suo racconto, Claudia riferisce di adottare questo comportamento anche sul posto
di lavoro o nei luoghi pubblici. Di fatti, quando utilizza un bagno pubblico, la donna, dopo essersi
lavata le mani, estrae dalla sua borsa un fazzoletto per chiudere il rubinetto e aprire la porta del
bagno e gettato il fazzoletto nel cestino, si disinfetta le mani per paura di essersi sporcata. Questi
comportamenti si ripetono tutti i giorni in maniera persistente tanto che le mani di Claudia sono
rovinate e presentano delle lesioni dovute al continuo sfregamento e all’uso di acqua e sapone.
Claudia spiega di sentire il bisogno di lavarsi le mani per evitare di entrare in contatto con qualcosa
di sporco o pericoloso che possono contagiarla e minare la sua salute.