La nozione di adolescenza nel linguaggio comune sta a indicare quel periodo di vita, compreso tra la fanciullezza e l’età adulta, durante il quale nella persona si verificano una serie di cambiamenti radicali che riguardano il corpo, la mente e i comportamenti. Si tratta di un processo atteso e ineluttabile, che si pone su varie dimensioni e comporta incertezze e smarrimenti, euforia e ansia, soddisfazione e insoddisfazione. Da un certo punto di vista, il cambiamento è atteso come una promozione sociale. Da un altro punto di vista, la crescita comporta la perdita di ciò che si era, dei contorni rassicuranti di ciò che è conosciuto e familiare ed esige il confronto con un nuovo modo di essere e di sentire, magari affascinante, ma sconosciuto e dagli esiti imprevisti. In generale, uno dei primi cambiamenti che l’adolescente si trova di fronte è quello che riguarda il corpo, che comporta una profonda e irreversibile trasformazione, non solo fisica, ma di tutta la persona. L’adolescente si rende conto dei cambiamenti che sta vivendo e che modificano il suo modo di rapportarsi con l’ambiente esterno. Questa presa di coscienza è in sé stessa un fattore di sviluppo, in quanto incrementa in lui/lei la motivazione a osservarsi, a riflettere su di sé, anche a proposito di altri aspetti dell’esperienza vissuta. Il cambiamento corporeo, essendo in genere il più precoce fra tutti quelli che contrassegnano l’adolescenza, può creare problemi consistenti perché l’individuo non è ancora psicologicamente pronto per comprenderlo e interpretarlo in modo equilibrato. Il corpo dunque si trasforma e l’individuo diventa in grado di riprodursi. Ciò avviene in ragione di un incremento dell’attività ipotalamo- ipofisiaria. Questa fase è denominata pubertà ed è considerata la tappa di inizio dell’adolescenza. L’accelerazione della velocità di crescita staturale è uno dei segni più eclatanti dello sviluppo puberale: questo è detto “scatto di crescita”, che consiste in un aumento del ritmo di sviluppo del peso e dell’altezza. I cambiamenti che seguono lo scatto di crescita sono: 

  • Aumento dell’altezza; 
  • Aumento del peso e accumulo del tessuto adiposo; 
  • Sviluppo degli organi genitali; 
  • Sviluppo dei caratteri sessuali secondari. 

A livello soggettivo l’impatto di questi cambiamenti non è lo stesso per tutti, in quanto dipende dalle caratteristiche di ciascuno. Un primo problema riguarda gli anticipi e i ritardi puberali. Moltissimi studi hanno innanzitutto dimostrato che la relazione fra cambiamenti fisici e rappresentazione del corpo non è dello stesso tipo, ma varia a seconda del genere. Per i maschi, la precocità nello sviluppo costituisce tendenzialmente un vantaggio psicologico sotto numerosi punti di vista, da quelli personali a quelli relazionali. il ritardo di maturazione pare invece costituire uno svantaggio psicologico. Per le femmine in linea di massima sembra porre maggiori problemi una pubertà anticipata piuttosto che una ritardata. Le ragazze che hanno superato il menarca si definiscono adulte in numero nettamente superiore rispetto alle non mestruate, che si attestano invece sulla definizione di sé come “bambina” o “nella fase di passaggio”. Anche sul piano della condotta, quelle che si definiscono adulte appaiono più indipendenti delle coetanee in fase di passaggio. La costruzione dell’identità inizia nei primi anni di vita e giunge al suo compimento durante l’adolescenza, permettendo una percezione sessuata di sé e del proprio comportamento. La prima adolescenza è considerata da alcuni studiosi come un periodo di intensificazione delle condotte di genere: ragazzi e ragazze sentono l’esigenza di adottare condotte ed esprimere interessi e aspirazioni tipicamente maschili e femminili. Quello che in genere risulta prioritario nella ricerca di un partner e nello stabilire un rapporto sentimentale è l’esigenza di soddisfare il bisogno personale di crescita. Non stupisce, perciò, che la stragrande maggioranza di adolescenti consideri importante alla propria età avere il partner. La ricerca di questo è motivata da bisogni affettivi di “appoggio”: l’esigenza di prendere le distanze, almeno in alcuni ambiti, dalle figure parentali fa infatti sorgere il bisogno di avere qualcuno a cui poter esprimere i propri pensieri più intimi. Nei primi anni dell’adolescenza i ragazzi e le ragazze acquisiscono la capacità di pensare e ragionare in termini ipotetico-deduttivi, si inizia quindi a riflettere analiticamente sul proprio pensiero. L’adolescente, quindi diviene capace di utilizzare il pensiero astratto e di rappresentarsi non soltanto il mondo familiare, scolastico, sociale e politico così come è, ma come potrebbe essere se certi elementi fossero diversi e se certe altre condizioni fossero date. È importante ricordare che questo modo di pensare viene applicato dall’adolescente prima di tutto alle situazioni che gli sono più prossime da un punto di vista psicologico, per cui le prime a essere messe in discussione sono proprio le situazioni più abituali e familiari, mentre altre, conosciute più di recente o comunque più distanti psicologicamente, vengono accettate così come sono ancora per molto tempo. La riflessione su sè stessi, sino all’elaborazione del concetto di sé, non è un’azione introspettiva propria soltanto dell’adolescenza, ma nell’adolescenza diventa particolarmente approfondita, in quanto il soggetto rappresenta se stesso in modo molto più dettagliato e organico di quanto non facesse nell’infanzia e nella fanciullezza. Gli adolescenti elaborano anche una dimensione ipotetica della rappresentazione di sé: è grazie a questa elaborazione che ognuno definisce una gamma più o meno ampia di “possibili sé” che è inquadrata in una prospettiva temporale e a diversi livelli di realtà. Il concetto di sé è strettamente interdipendente con lo sviluppo della concezione di amicizia, di autonomia, di giustizia e di moralità. Nella storia di ognuno entra in gioco ben presto il problema della stima di sé, quindi il problema di quanto gli individui amino, accettino, rispettino sé stessi come persone. Nell’infanzia e nella fanciullezza sono soprattutto i genitori e gli insegnanti che influenzano in modo determinante la stima di sé., con il progredire dell’età, sono gli amici e i coetanei con cui si hanno rapporti frequenti. Le relazioni fra genitori e figli in adolescenza si modellano ed evolvono in parallelo con i valori propri di ogni società. Bisogna riconoscere che la famiglia non è più l’unico agente di socializzazione dei figli e questo implica, a sua volta, cambiamenti importanti nelle relazioni familiari. Si può affermare che l’adolescenza sia come un’impresa evolutiva congiunta di genitori e figli, volta a rendere possibile il reciproco distacco senza rotture irreparabili. Per l’adolescente si tratta di costruire la propria autonomia sapendo di poter contare comunque sul sostegno psicologico della famiglia da cui si allontana. È indubitabile che lo sforzo di prendere la distanza dai genitori messo in atto dagli adolescenti è una probabile causa di conflitto. Perché ci sia conflitto, tuttavia, ci deve essere un interesse reale, fortemente connotato, da un punto di vista emotivo, dei genitori nei confronti dei figli.  I conflitti fra adolescenti e genitori non riguardano in genere valori di fondo o questioni fondamentali di tipo morale, politico, religioso, ma vertono soprattutto su problemi di minor rilievo quali il modo di vestirsi, le attività di tempo libero, l’orario del rientro serale, la disponibilità e l’uso del denaro. Ma per crescere bene gli adolescenti hanno bisogno di un rapporto vero con gli adulti, fatto di dialogo e della certezza di essere ascoltati.