Parte teorica

L’obiettivo del pensiero divergente è di concentrarsi su un soggetto, in modo libero, di pensare a soluzioni che potrebbero non essere ovvie o predeterminate. Tutte le idee sono valide per la stimolazione dell’idea nel pensiero divergente.

I pensieri sono direttamente connessi a sentimenti ed azioni. Questi tre elementi interagiscono fra loro e si influenzano. Imparare a pensare in modo corretto, e cambiare i pensieri negativi in positivi, è utile per vivere meglio ed ottenere più successi e più soddisfazioni personali.

Per cambiare i pensieri negativi in positivi bisogna innanzitutto fermarsi a pensare e ad analizzarli. Il primo passo è senza dubbio quello di rendersi conto che spesso si tratta di esagerazioni e generalizzazioni.

I pensieri negativi spesso non sono realistici. Trasformarli in pensieri positivi può invertire l’effetto negativo che hanno sulla salute.

L’accettazione è una forma consapevole e attiva di non “reazione” atta a non soffermarsi più del dovuto su una situazione sfavorevole. Prendere coscienza del problema ed iniziare ad agire consapevolmente per risolverlo.

I pensieri negativi ricorrenti continueranno ad arrivare per un bel pezzo, ma quelli sono pensieri automatici involontari. Mentre l’altro ingrediente della ricetta è il tuo pensiero volontario, che usi per spegnere/distruggere il pensiero automatico. È questo che dà origine alla lotta mentale che è la fonte della persistenza e della sofferenza. 

Che cosa fare allora per mettere fine a questo processo e fermare i pensieri negativi? Accettare che ci siano e lasciarli scorrere, senza seguire le mille evoluzioni del pensiero. Accettare il fatto che continueranno ad esserci per un bel po’. Ovvero fino a quando il tuo cervello capirà finalmente che per te quei pensieri non sono un problema (glielo devi insegnare tu, con pazienza e determinazione), che ti lasciano indifferente e che non hanno nessuna importanza. Allora comincerà finalmente a smettere di sottoporli (gradualmente) alla tua attenzione. I pensieri passano, se li lasciamo passare.

Parte pratica

T: “Adesso ti chiedo di esternare due pensieri opposti tra di loro”

P: “Ok, il primo pensiero che mi viene è quello che più spesso mi capita di pensare, cioè: Sono una persona inutile e un vero idiota”

T: “Adesso esprimi il pensiero opposto a quello che hai appena esposto”

P: “Il pensiero opposto a questo è: Sono una persona utile e non sono un idiota. Ma non è un pensiero che mi capita mai di pensare”

T: “Ok, adesso scegli la prima opzione. Perché dovresti sceglierla?”

P: “Scelgo la prima opzione perché secondo me è vera. Penso spesso di essere una persona inutile”

T: “Scegliendo di pensare di essere un idiota e anche inutile, cosa ottieni?”

P: “Immagino che concretamente io non ottenga nulla pensando questo”

T: “E ora pensa a come questo tipo di pensiero può influenzarti quotidianamente, anche sul lavoro per esempio”

P: “A volte quando penso di essere un idiota inutile decido di non fare più nulla, perché tanto immagino già di farlo male; quindi, mi blocco”

T: “Ok, adesso scegli la seconda opzione. Perché dovresti sceglierla?”

P: “Sceglierei la seconda opzione perché immagino sia un pensiero più piacevole da pensare rispetto al primo”

T: “Adesso, scegliendo questa opzione cosa ottieni?”

P: “Potrebbe farmi sentire meglio pensare di essere una persona utile”

T: “Questa seconda opzione, invece, come potrebbe influenzarti nella vita di tutti i giorni?”

P: “Non saprei, immagino che non pensando di essere un idiota riuscirei a fare quello che devo, al contrario di quando penso di esserlo”

T: “Scegliendo di pensare di essere un idiota e di essere una persona inutile, questo ti porta a non fare nulla. Credi che questa conseguenza di non fare nulla confermi oppure no il pensiero iniziale”

P: “Penso che lo confermi. Se non riesco a fare nulla confermo con i fatti di non essere una persona utile”

T: “Al contrario, scegliere la seconda opzione evita, come hai detto, di bloccarti nel fare le cose. Questo confermerebbe o meno il pensiero iniziale?”

P: “Riuscire a portare a termine i miei lavori quotidiani potrebbe farmi sentire meglio, diciamo anche meno inutile”