“NON POSSO CREDERE AI MIEI OCCHI”

L’intreccio tra illusionismo e Psicologia

L’illusionismo sfida le leggi della natura e stupisce gli individui che ne sono spettatori. La Psicologia, dal suo canto, come esperta conoscitrice del funzionamento della mente, ha studiato e studia ancora i processi cognitivi e percettivi attraverso i quali, l’illusionismo arriva a lasciare a bocca aperta ogni individuo.

Negli ultimi dieci anni, la ricerca in Psicologia e neuroscienze ha studiato i processi mentali attraverso la quale l’illusionismo ottiene il suo effetto. Dunque, non solo, nel mondo accademico c’è stato modo di approfondire i processi cognitivi già conosciuti, ma le prospettive future della ricerca auspicano a scoprire processi cognitivi finora inesplorati.

Gli illusionisti e i ricercatori hanno cercato di redigere una tassonomia dei processi implicati nell’inganno illusorio. Le macro categorie maggiormente studiate sono: la percezione, la memoria e il ragionamento.

I maghi hanno la capacità di “portare lontano gli spettatori dalla causa dell’effetto magico” e secondo Kuhn et al. (2014) lo fanno attraverso il disorientamento percettivo dell’attenzione: i maghi riescono a manipolare “dove” e “quando” gli spettatori pongono la loro attenzione, la direzione dei loro sguardi e le loro aspettative rendendoli ciechi ad una mossa “segreta”.

Attraverso l’utilizzo di movimenti specifici, come ad esempio, tirare la mano su e attraverso la direzione del loro sguardo, i maghi guidano l’attenzione dello spettatore. Questi strumenti permettono loro di creare una cornice di attenzione primaria per un breve periodo, in modo che non venga percepito tutto ciò che accada al di fuori di questa cornice. Quando l’attenzione degli spettatori è catturata dal movimento della mano dell’illusionista, sono ciechi a ciò che accade nell’altra mano.

Un elemento della cognizione dell’uomo che ben si sposa con gli escamotage degli illusionisti è la capacità di anticipare un’azione che avverrà. Il segreto sta nel ritardare la mossa dando la possibilità alla cognizione umana di anticipare quello che avverrà. Un classico esempio è la cosiddetta “palla evanescente”: il mago è seduto dietro un tavolo e lancia due palline di fila in aria, poi finge di lanciarne una terza, ma in realtà, la lascia cadere in grembo.

Gli spettatori anticipano il lancio e pensano di aver visto svanire la palla in aria. Inoltre, il trucco riesce ancora meglio quando il mago con il proprio sguardo segue la traiettoria fittizia del lancio inesistente piuttosto che guardare la sua mano (Thomas C., et al. 2015).

Un altro strumento di cui si avvalgono gli illusionisti per manipolare l’attenzione degli spettatori è il linguaggio; nello specifico il linguaggio usato dagli stessi è chiamato “patter”. Attraverso suggerimenti linguistici, l’illusionista conduce lo spettatore verso l’illusione. Il ruolo del linguaggio non è stato ancora ampiamente studiato, ma si ipotizza che l’utilizzo del patter possa generare un carico cognitivo che riduce l’attenzione dello spettatore sulla mossa segreta.

Pensiamo, ad esempio, a quando l’illusionista chiede agli spettatori di memorizzare un numero, in quel momento il carico cognitivo generato ridurrà l’attenzione dello spettatore verso altri elementi.

I processi di attenzione dell’uomo sono soggetti a fluttuazioni e ciò permette ai maghi di agire indisturbati quando l’attenzione degli spettatori è più bassa. Nonostante, si tratti di un campo che merita ulteriori approfondimenti e studi, quello che finora è stato osservato e studiato è l’importanza del tempismo nel guidare l’attenzione degli spettatori, per cui i maghi programmano la mossa segreta quando l’attenzione sta diminuendo (ad esempio: quando il trucco precedente è appena terminato o quando gli spettatori pensano che non sia ancora iniziato).

Inoltre, in questi tentativi di depistaggio da parti dei performer è importante anche inserire il patter, ad esempio, attraverso l’utilizzo di barzellette. Un altro escamotage utilizzato è la realizzazione di effetti magici a ritmo di musica. Ricerche scientifiche nel campo della psicologia hanno dimostrato una sincronizzazione tra i battiti ritmici e i picchi di attenzione.

L’utilizzo della musica permetterebbe dunque, all’illusionista di anticipare i picchi attentivi del suo pubblico (ad esempio: il mago potrebbe far coincidere con il ritmo della musica un movimento distraente con l’intento appunto di far elaborare più attentamente quello stimolo piuttosto che altri stimoli meno rilevanti per la buona riuscita dello spettacolo).

Oltre agli elementi direttamente connessi al comportamento dell’illusionista, ci sono dispositivi esterni di cui l’illusionismo si avvale per creare il suo effetto illusorio. Si tratta di dispositivi coprenti che non permettono di vedere l’oggetto o la mossa necessaria per il trucco. Il sistema percettivo dell’uomo è programmato per completare le immagini con elementi che non sono presenti.

Gli studi della Gestalt rivelano che due punti o forme vicini sono percepiti come continui tra loro (legge della “buona continuazione”). Le leggi della Gestalt, dunque, spiegano la comprensione della riuscita di determinati trucchi magici nel momento in cui sono presenti più parti di oggetti che secondo la percezione umana vengono assemblati nella maniera più semplice e comune.

Ad oggi, si sta ipotizzando di applicare il principio della buona continuazione della Gestalt anche ai nessi causa- effetto (ad esempio: l’illusionista dice di posizionare due monete sotto una carta facendo scomparire una moneta, suggerendo implicitamente che la carta farà scomparire la moneta). In base al principio sopra citato, allora, la mente potrebbe completare quello che viene suggerito, ossia la carta (la causa) farà scomparire la moneta (l’effetto), creando un nesso causa-effetto illusorio.

Finora, questa è un’ipotesi suggerita che potrebbe spiegare come i maghi creano nessi causa-effetto anomali e sconosciuti (Thomas C., et al. 2015).

Per ultima in questa trattazione, la manipolazione da parte degli illusionisti circa lo svelamento del trucco, la cosiddetta “AHA! Experience”.

Quest’ultima avviene quando nella mente dello spettatore si formula la soluzione al trucco; in questo caso, gli studi hanno riportato che lo svelamento del trucco si accompagna ad una forte reazione emotiva la quale produce una più forte conservazione del ricordo della soluzione, in altre parole, la soluzione del trucco viene registrato nella memoria a lungo termine.

Questo potrebbe compromettere il lavoro dell’illusionista che, per prevenire l’effetto “Aha!”, conduce volontariamente lo spettatore verso una soluzione sbagliata (Thomas C., et al. 2015).

Il grande Houdin disse “Non si deve mai trascurare nulla che possa contribuire a distrarre la mente dello spettatore. Quindi, quando stai facendo un trucco, prova a far attribuire la sua esecuzione ad un principio diverso da quello che lo produce”.

Gli studi in Psicologia suggeriscono che quando una semplice idea è sufficiente per risolvere un problema, è difficile smettere di concentrarsi su di essa e considerare altre alternative.

L’illusionismo e la scienza potrebbero sembrare all’apparenza agli antipodi, ma in realtà, l’illusionismo e il cervello sono legati tra loro poiché è l’illusione della percezione e la percezione umana origina dal cervello.

Per quanto il nostro cervello sia una delle macchine più affascinanti e potenti, all’apparenza illimitata, in realtà, ha un numero limitato di neuroni e di connessioni tra loro; per cui gli inganni che si producono nelle percezioni non sono altre che scorciatoie efficaci che il cervello adotta per risparmiare energia.

La collaborazione tra Psicologia e illusionismo, può, da un lato, aiutare la prima a scoprire processi cognitivi rimasti ancora celati e dall’altro lato, la seconda può essere supportata dalla scienza quale punto di partenza per una maggiore consapevolezza nei trucchi del mestiere.

In uno spettacolo di illusionismo accettiamo di buon grado l’inganno.

A cura della

Dott.ssa Chiara Castaldo

Con la supervisione del:

TCE Therapy Center Corsi e Formazione

                                                                                                                   e

Dott. Elpidio Cecere

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