PSICOLOGIA E SPORT

Il dialogo possibile tra mente e corpo

Pensare alla mente e al corpo come due entità distinte e separate è oggi inconcepibile. Emozioni, pensieri e comportamenti sono intrecciati al punto che al minimo cigolio dell’uno ne risentono gli altri due. Basti pensare alla vita di tutti i giorni.

Prendere un bel voto inaspettato a scuola può slanciare il nostro umore e di conseguenza darci più energia per il resto della giornata. Allo stesso modo può subentrare un pensiero di inadeguatezza rispetto a un compito che ci viene proposto e subito il nostro umore può crollare. In tale sede analizzeremo il rapporto tra mente e corpo all’interno dell’ambito sportivo.

Verrà spiegato in modo chiaro e semplice quanto la performance sportiva può essere condizionata dalla mentalità dell’individuo, dalle sue convinzioni, dalle sue emozioni del momento. Verranno, inoltre, forniti degli strumenti accessibili a tutti, tramite cui poter controllare i momenti di ansia, paura ecc.

La speranza più grande è quella di introdurre il lettore a nuove consapevolezze e a nuove scoperte di sé e del mondo che lo circonda, nella fattispecie il mondo dello sport.

Mente e corpo possono stabilire tra loro una connessione efficace in una performance sportiva, permettendo il raggiungimento di determinati risultati. L’alterazione di una delle due dimensioni condiziona inevitabilmente l’altra e la prestazione ne risente immediatamente.

Negli ultimi decenni sono sempre più i professionisti della salute mentale (psicologi, mental coach ecc.) che accompagnano l’atleta nel proprio percorso sportivo. Questo fenomeno evidenzia quanto valore venga oggi attribuito alla mente dell’individuo in un ambito, quello sportivo, che erroneamente viene considerato ancora da molti limitato alla sola dimensione fisica, anatomica e fisiologica dell’essere umano.

Giuseppe Vercelli, Psicologo dello sport, nel suo libro L’intelligenzaagonistica propone il modello SFERA, uno strumento necessario per interpretare il caos e riportarvi l’ordine, trasformando la prestazione in una esperienza gradevole il cui scopo più autentico risulta essere la crescita personale e la ricerca di sé.

. Quando l’intelligenza agonistica entra in gioco, mente, corpo e ambiente sono in connessione. Nella fattispecie, l’acronimo SFERA sta per Sincronia, Forza, Energia, Ritmo e Attivazione. Questi cinque fattori, secondo l’autore, costituiscono gli strumenti che l’atleta possiede (e può incrementare) e che mette in gioco durante la performance sportiva. Ognuno di essi influenza gli altri secondo determinati meccanismi interni (Vercelli, 2017).

La prestazione ideale si ottiene quando la mente riesce a percepire i segnali del corpo e cerca le migliori strategie per affrontare la situazione. È necessario dunque che la mente catturi più indizi possibili dal corpo e dall’ambiente.

Per una performance ottimale è necessario ridurre al minimo la casualità della prestazione. Per tale motivo è indispensabile esporsi all’imprevisto, cogliere dunque le casualità degli eventi per poterle assimilare e farne tesoro per i momenti successivi.

La crescita personale avviene proprio quando si permette a sé stessi di fare esperienza dell’imprevisto. Lo scopo è quello di trovare un equilibrio che fluisca, eliminando di volta in volta ogni tipo di rigidità (ivi).

Le emozioni, sottolinea Vercelli, sono nostre alleate. È fondamentale dare loro ascolto per trasformarle in energia. Ancora una volta, vediamo come un’entità psichica (un’emozione) possa influenzare la dimensione corporea e dunque la performance (ivi).

Tra i cinque fattori elaborati da Vercelli se ne rileva uno in particolare: la Sincronia, ovvero l’essere presenti nel qui ed ora, evitando di vagare con la mente nel passato o nel futuro. Ascoltare, come direbbe Bion, senza memoria né desiderio.

Quando si è focalizzati sul momento presente l’ansia diminuisce. In fondo, se ci pensiamo bene, ciò che genera ansia è il pensiero di ciò che è già accaduto e che riviviamo nella nostra mente, oppure di ciò che potrebbe avvenire o avverrà entro un certo tempo.

Ma quello che è avvenuto, ormai, è lontano nel tempo, esattamente come ciò che dovrà o potrebbe avvenire. Noi siamo qui, in questo momento preciso, e non possiamo fare altro che vivere il presente. Passato e futuro sono un’illusione, vivono soltanto nella nostra mente e siamo noi a dar loro valore e soprattutto potere di condizionare il nostro presente.

Esistono delle tecniche per riuscire a rimanere ancorati nel qui ed ora evitando di vagare in altre dimensioni temporali.

Innanzitutto, la respirazione risulta fondamentale a tale scopo. Prima o durante una performance sportiva, in momenti di forte stress emotivo e/o fisico, si può provare a rilassarsi sedendosi ad occhi chiusi, con la schiena ben poggiata su una sedia o su una panchina, e a respirare con calma, concedendo molto più tempo all’espirazione che all’inspirazione.

Contemporaneamente, è consigliabile appoggiare una mano sul torace e una sul diaframma e avvertire il movimento alternato dell’espansione e della contrazione delle due zone, come se ci fosse un palloncino che si gonfia e si sgonfia. Già questo semplice esercizio permette di concentrarsi sulle sensazioni del corpo, quindi su elementi che consentono alla mente di ancorarsi al momento presente. Esercizi di meditazione (per es. “Meditazione della montagna”) hanno la stessa finalità.

W. Timothy Gallwey, autore della fortunata serie degli Inner Game Books, di cui Il Gioco Interiore nel Tennis è il degno capostipite, mette in evidenza il potere della concentrazione rilassata ai fini di una prestazione sportiva ottimale. Quando la mente smette di agire, siamo rilassati e il corpo può funzionare senza costrizioni.

Le migliori performance si hanno quando la mente è libera, quando non si pensa a cosa si deve fare, a quali movimenti eseguire. Nel momento in cui si cerca di controllare il corpo, quest’ultimo perde il controllo. Una volta che si mette in atto un movimento fluido, il sistema nervoso immagazzina quel movimento, lo memorizza (Gallwey, 2013).

Gallwey sostiene che sia necessario osservare ciò che accade senza giudicare. Il giudizio di per sé richiama un’idea di giusto e sbagliato e ciò può condizionare la performance. D.T. Suzuki, maestro Zen, dice: “L’uomo è un essere pensante, ma le sue grandi opere vengono compiute quando non calcola e non pensa” (ivi).

La performance sportiva può essere, senz’altro, condizionata dalle profezie che si autoavverano, cioè convinzioni individuali su eventi futuri che alterano il proprio comportamento in modo tale da finire per provocare tali eventi. A titolo di esempio, pensare di sbagliare un calcio di rigore può guidare il proprio comportamento verso l’errore atteso.

È importante, rispetto alle proprie prestazioni, usare parole descrittive (per es. “Su dieci rigori ne ho segnati sei”) piuttosto che rimproveranti (per es. “Sono un incapace”). Dal giudizio deriva la rigidità che ostacola la fluidità.

Bisognerebbe, inoltre, evitare di parlare a sè stessi in termini di negazione usando parole come “non” (“Non fare così!”, “Non tirare la palla lì!”). Sono preferibili frasi o termini positivi (“Resisti!”, “Forza!”, “Pensa al prossimo punto!”). Il dialogo interiore (self talk) risulta quindi fondamentale dal momento che ha un effetto inconscio che può condizionare la performance.

Quelle descritte finora sono alcune tra le più note tecniche utilizzate in ambito sportivo al fine di condizionare la prestazione dell’atleta. Lo scopo, è bene ribadirlo, non è soltanto il raggiungimento della vittoria, ma soprattutto la ricerca della performance ottimale e la crescita personale.

Dunque, tramite i contributi dei lavori di G. Vercelli e W.T. Gallwey è stato possibile tracciare un quadro generico, ma anche specifico, riguardo le applicazioni della Psicologia nell’ambito sportivo. Abbiamo avuto modo di notare quanto mente e corpo funzionano in sincronia, come una macchina perfetta, tanto che all’alterarsi dell’uno l’altro ne viene influenzato e viceversa.

In un secondo momento, sono state introdotte e spiegate alcune tecniche di concentrazione e rilassamento, attuabili da chiunque per la loro estrema semplicità.

Le conoscenze e le tecniche della psicologia stanno pervadendo sempre più l’ambito sportivo, anno dopo anno. Sia negli sport di squadra che in quelli individuali la figura dello Psicologo dello sport risulta essere un pilastro essenziale nel percorso dell’atleta.

Oggi, sappiamo bene quanto la mente e la mentalità abbiano il potere di condizionare una prestazione, sportiva o meno che sia.

La deriva verso cui la Psicologia dello sport si sta dirigendo apre interessanti possibilità di crescita e miglioramento individuale. Le parole del Guru Maharaji riassumono l’essenza del presente lavoro: “Qual è il vero gioco? È il gioco nel quale il cuore si diverte, il gioco nel quale tu ti diverti. È il gioco che vincerai” (Gallwey, 2013).

Per un approfondimento degli argomenti trattati si consigliano i seguenti testi:

  • Ferrari A., Vercelli G., La psicologia dello sport in pratica, Manfrini Edizioni, 2019
  • Gallwey W. T., Il Gioco Interiore nel Tennis. Come usare la mente per raggiungere l’eccellenza, Ultra, Roma, 2013
  • Vercelli G., L’intelligenza agonistica. Affrontare le sfide nella vita, nel lavoro, nello sport, Ponte alle Grazie, Milano, 2017

A cura del

Dott. Luca Ciolfi

Con la supervisione del

TCE Therapy Center Corsi e Formazione

                                                                                                                   e

Dott. Elpidio Cecere

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