DAL BAMBINO ALL’ADULTO: COME L’ATTACCAMENTO INFLUISCE SULL’AFFETTIVITÀ

L’importanza che la qualità di questo legame ha sullo sviluppo futuro.

Il bambino è una piccola persona che ha necessità del permesso di essere bambino, di avere l’età che ha, di crescere (Romanini, 1997). L’infanzia è la prima tappa della vita dell’uomo: è quel periodo in cui tutto inizia.

Riflettendo sulle parole “permesso di essere bambino”, oggi, sembra proprio che i bambini debbano chiedere il permesso di essere quelli che sono per natura. Essi sono immersi in una fittizia rete intelligente e gli adulti, spesso, li considerano più maturi di quanto non siano.

I genitori, definiti anche cargiver, mostrano talvolta maggiore incertezza nel loro compito educativo, correndo anche il rischio di sottovalutare quelli che continuano ad essere i bisogni primari della crescita psico-fisica del bambino.

Il bambino e l’ambiente di accudimento sono i costituenti di un sistema di regolazione aperto e interattivo in cui ogni componente partecipa agli scambi che influenzano e regolano, reciprocamente, il comportamento dell’altro.

I processi di sviluppo possono essere riassunti in due grandi macro categorie di influenza: quelle che originano dal patrimonio genetico e quelle che originano dagli effetti dell’ambiente.

I genitori soddisfano entrambi gli aspetti: l’ereditarietà attraverso i geni che trasmettono ai loro figli e l’ambiente per mezzo delle pratiche educative.

Essa non può essere considerata l’unica fonte dello sviluppo del bambino, ogni aspetto del comportamento necessita di un ambiente nel quale esprimersi.

All’interno di esso, i bambini stabiliscono diversi tipi di relazioni con differenti caregiver: madri, padri, nonni, fratelli, sorelle. Una delle relazioni che ha suscitato maggiore interesse e studi, è la relazione di attaccamento.

Bowbly (1969/1988) è stato lo studioso più autorevole in materia di attaccamento, spinto dalla volontà di voler approfondire come le esperienze d’infanzia condizionano la vita futura dell’adulto.

Egli ha postulato che ogni individuo nasce con un istinto di sopravvivenza che lo porterà a stabilire un legame stretto e costante nei primi due anni di vita.

L’attaccamento è definito come “un legame di lunga durata, emotivamente significativo con una persona specifica” (Schaffer 1998), dunque, è il legame affettivo che il bambino sviluppa nei confronti di quella figura che si prende cura di lui.

Per cura si intende non il nutrirlo o curarne l’igiene, o meglio non solo, ma s’intende chi comunica, gioca, crea relazione e affettività con lui.

L’oggetto di attaccamento, in genere, è una persona che ricambia i sentimenti del bambino, creando in questo modo un legame affettivo significativo per entrambi.

Il fallimento di questo processo può incidere negativamente sull’individuo facendogli sviluppare caratteristiche mal adattive come aggressività eccessiva, depressione, problematiche affettive e, infine, incidere sui processi intellettivi in età adulta (Oldfield et al., 2015).

Sono quattro i tipi di attaccamento che Bowlby ha teorizzato. Questi emergono dai primi anni di vita e incidono sulle scelte relazionali, comportamentali e affettive in età adulta:

•          attaccamento sicuro;

•          attaccamento ambivalente;

•          attaccamento evitante;

•          attaccamento disorganizzato.

Queste prime relazioni di attaccamento determineranno lo sviluppo dei cosiddetti “modelli operativi interni”, i quali regolano le rappresentazioni simboliche che l’individuo ha di sé, delle persone importanti e delle relazioni con queste ultime.

Lo schema seguente riassume i quattro tipi di attaccamento:

  ATTACCAMENTO INFANTILE  ATTACCAMENTO ADULTO
SICURO: tipo di attaccamento che si sviluppa quando la figura di attaccamento è sensibile ai bisogni del bambino il quale sarà certo che verranno esauditi i propri bisogni. Il bambino si sentirà sereno e protetto nell’ esplorare il mondo.  SICURO: l’adulto sarà fiducioso, disposto a chiedere aiuto e a offrire sostegno.  Nei rapporti affettivi manterrà la propria indipendenza pur essendo amorevole.
AMBIVALENTE: tipo di attaccamento che si sviluppa quando la figura di attaccamento è incostante talvolta negligente. Questa non viene percepita dal bambino come affidabile nel sostentare i propri bisogni che lo porterà ad essere arrabbiato, insicuro e aggressivo.ANSIOSO E PREOCCUPATO: l’adulto avrà rapporti affettivi guidati dai bisogni emotivi latenti, non da amore e fiducia. Sarà timoroso del rifiuto tenderà ad essere particolarmente esigente e appiccicoso.
EVITANTE: tipo di attaccamento che si sviluppa quando la figura di attaccamento risulta essere distaccata e indifferente ai bisogni del bambino, causando un tipo di attaccamento insicuro.DISTANTE ED ELUSIVO: l’adulto avrà una chiusura nelle relazioni, sarà concentrato su di sé è indipendente in modo illusorio. Negherà l’importanza dell’affettività e delle persone care.
DISORGANIZZATO: tipo di attaccamento che si sviluppa quando la figura di attaccamento è imprevedibile causando paura e passività nel bambino che lo porteranno ad essere introverso e confuso, esponendolo a situazioni di abuso.TIMOROSO ED EVITANTE: l’adulto sarà emotivamente imprevedibile, oscillando da un estremo all’altro. Potrebbe vivere rapporti di abusi.

I modelli operativi interni vengono costruiti gradualmente a partire dalle esperienze del bambino con le figure di attaccamento. Essi forniscono regole che guidano il comportamento e i sentimenti dell’individuo in relazione agli altri significativi.

Funzionano a livello conscio ed inconscio e permettono all’individuo di ricreare attivamente i pattern di interazione e di risposta affettiva.

Dunque, i modelli derivano dalle esperienze interiorizzate dettate dalla qualità delle cure ricevute nel tempo: una madre attenta, sensibile ed empatica ai bisogni e agli stati d’animo del bambino, permetterà all’adulto di pensare a sé stesso come un individuo degno di amore e di cure.

Ciò influenzerà il livello di fiducia dell’adulto permettendogli di affrontare situazioni nuove, complesse e significative nella propria vita.

Bowbly (1980) ha postulato che i modelli tendono ad essere stabili per via dell’ambiente familiare nel quale si sviluppano e tendono ad automatizzarsi, diventando resistenti al cambiamento. Lo stesso Bowbly sottolinea che questi pattern tendono ad essere modulati dal bambino stesso in base alle esperienze che quotidianamente vive.

Il presupposto di questo articolo è quello sì di informare su quanto siano importanti i primi anni di vita del bambino e quanto ciò che accade in questa fase di crescita si possa, poi, riversare nell’adulto del domani.

Il nostro intento è, però, anche quello di sottolineare che quanto finora scritto influenza ma non condanna la crescita dell’individuo.

Lo sviluppo è dato, sicuramente, dal contesto familiare in cui il bambino è inserito e fondamentali restano le relazioni sopra citate, ma è importante tenere bene a mente che il bambino è inserito in un contesto sociale più ampio e in continua evoluzione.

Potremmo, quindi, concludere immaginando uno schema a cerchio, dove tutto influenza tutto e tutto viene influenzato ineluttabilmente da tutto.

A cura di:

Dott.ssa Giuseppina Angelino Daniele

Dott.ssa Martina Antico

Dott.ssa Chiara Castaldo

Con la supervisione del:

TCE Therapy Center Corsi e Formazione

                                                                                                                    e

Dott. Elpidio Cecere

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