
RITORNO A SCUOLA
Come affrontarlo nel migliore dei modi?
Con lo scoppio della pandemia da COVID-19, il mondo della scuola ha subito un forte contraccolpo.
I bambini si sono trovati a dire addio, senza preavviso, al mondo didattico così come lo conoscevano: non hanno più avuto la possibilità di entrare in classe né di frequentare le attività scolastiche ed extrascolastiche.
A causa dell’emergenza sanitaria gli studenti si sono dovuti adattare a lunghi periodi di quarantene, sospensioni e Didattica a Distanza.
Questa situazione ha destabilizzato gli alunni e, in alcuni casi, creato problematiche a livello emotivo e/o comportamentale.
L’isolamento e la didattica a distanza hanno, infatti, avuto un impatto significativo sulla vita degli studenti: è venuto a mancare il legame con il luogo fisico della classe e questo ha portato i discenti a sentirsi allo sbaraglio.
Oggi, con il rientro a scuola in presenza, la routine, abbandonata per cause di forze maggiore è diventa una nuova quotidianità a cui abituarsi: si tornerà a impostare la sveglia alla mattina presto, si tornerà a scuola, si tornerà a seguire le lezioni dei propri insegnanti da vivo.
A questo proposito, dunque, ci si può domandare:
“Come si può affrontare il ritorno a scuola?”
Vediamolo insieme. Come per ogni nuovo inizio, gli aspetti emotivi coinvolti possono essere vari.
Gli studenti, con il ritorno a scuola, potrebbero vivere periodi di forte confusione, causata dalla perdita di certezze e dalle novità legate all’utilizzo delle mascherine e del mantenimento delle distanze.
Ciò causa delle profonde alterazioni della socialità e delle relazioni sociali.
In questo contesto, gli alunni, che già mostravano in precedenza problematiche emotivo-comportamentali, possono trovarsi ad affrontare situazioni molto stressanti.
Ad esempio:
Insegnante: “Ragazzi, dovete tenere sempre la mascherina a coprire naso e bocca!”.
Studente A: “Va bene, prof”.
Insegnante: “Ricordatevi che è importante mantenere le distanze, indossare correttamente i dispositivi di sicurezza e igienizzare le mani”.
Lo studente A prova tristezza, ma non dice nulla.
Lo studente arriva a casa ed i genitori gli domandano come sia andata la giornata scolastica. Lo studente riferisce di essere stato bene, ma sua madre nota in lui qualcosa di strano.
Il ragazzo, però, sostiene che non c’è nulla che non vada. Si tiene tutto dentro, ma in realtà vorrebbe urlare la sua rabbia.
In questo esempio, notiamo come lo studente provi un malessere, a lui forse anche poco chiaro, e preferisca nascondere il disagio.
Oppure:
Studente N: “Lasciatemi in pace! Voglio fare come mi pare!”.
Genitori: “Ma non puoi fare come ti pare”.
Studente N: “Io voglio stare coi miei amici normalmente. Basta con questo distanziamento, non ne posso più!”.
È evidente come, da questi due esempi, i ragazzi possano attraversare momenti di crisi nel ritorno a scuola e queste crisi possano declinarsi in problematiche di tipo internalizzante (disagio interiore) o esternalizzante (comportamenti aggressivi).
Come fare allora?
Si potrebbe, a primo avviso, sostenere che le crisi siano comuni un po’ in tutti gli studenti e che basti ascoltarli o far passare un po’ di tempo.
Ma è davvero così?
Che contributo può dare la scuola a riguardo?
I problemi non si risolvono da soli… E la pandemia ha messo alla prova tutti noi.
Cosa possiamo fare?
Sicuramente: ASCOLTARE GLI STUDENTI.
Accogliere i loro dubbi, le loro perplessità, la loro rabbia…a casa e a scuola.
Ascoltare e fare sentire il proprio sostegno e supporto, sebbene, da adulti, sia per noi complesso cogliere in pieno il loro punto di vista… Perché questi eventi sono straordinari e mai accaduti nei tempi moderni… E possiamo solo cercare di immaginare come si sentano i giovani.
Dunque: il rientro a scuola… Come affrontarlo nel modo migliore?
Probabilmente, sarebbe opportuno predisporre degli sportelli di ascolto per studenti, genitori ed insegnanti… Ciò perché gli stessi insegnanti si sono trovati e si trovano tutt’ora in situazioni mai sperimentate, provando stress, impotenza, frustrazione.
In tal modo, si cercherà di intercettare il malessere prima che diventi manifesto e che si incastri nella vita quotidiana e nella personalità in formazione dei giovani.
Sarà fondamentale saper cogliere preventivamente i segnali di disagio, non amplificarli, ma accoglierli e inquadrali correttamente. L’aspetto importante sarà cercare di non drammatizzare o patologizzare un eventuale disagio.
Sarà, inoltre, sostanziale mettersi in discussione come genitori e come insegnanti: la pandemia ha, indubbiamente, amplificato anche i conflitti generazionali nei rapporti.
Solo così sarà possibile sostenere gli studenti in questo periodo ancora di transizione e fare in modo che riconquistino una sorta di normalità, seppur in circostanze “anomale”.
Sarebbe, infine, apprezzabile, creare spazi di divertimento, per quanto possibile, cercando di mantenere una routine connotata da empatia e comprensione!
Ciò che è fondamentale, infine, tener presente è che per stimolare le risorse dello studente è necessario il contributo di tutti coloro che lo circondano da un punto di vista educativo: insegnanti, genitori e specialisti del settore psicologico.
In questo modo, gli alunni possono ritornare a pensare che “il meglio debba ancora venire”!
A cura della
Dott.ssa Teresa Amoroso
Con la supervisione del
TCE Therapy Center Corsi e Formazione
e
Dott. Elpidio Cecere
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