VIOLENZA DI GENERE:

La violenza psicologica

La violenza di genere è una forma di violenza ancora molto comune nella vita di tutti i giorni.  Si tratta di una serie di atteggiamenti e comportamenti aggressivi e brutali nei confronti di un altro genere, soprattutto quello femminile, che comporta per la donna varie forma di privazione della libertà, della dignità e dell’indipendenza.

La violenza di genere colpisce, principalmente, le donne e si verifica particolarmente tra le mura domestiche e nella vita quotidiana.

Solo quest’anno è emerso, attraverso una serie di analisi statistiche, che si è compiuto un femminicidio ogni tre giorni e che, in Italia, dal primo gennaio al 7 novembre, sono stati registrati circa 247 omicidi, di cui 103 vittime donne e tra queste 87 sono state uccise in ambito familiare/affettivo.

In particolare, tra queste, 60 sono morte per mano del partner o dell’ex partner.  Mentre sono diminuiti gli omicidi, in generale, sono invece incrementati i femminicidi.

Molto spesso, si ha la tendenza a definire come violenza solamente quella fisica, che è quella più evidente, che viene ritenuta la più dannosa e brutale.

Purtroppo non c’è solo questa. Sono molteplici le forme di violenza utilizzate dal maltrattante verso la propria vittima.  Vi è, infatti, la violenza economica, la violenza psicologica, la violenza sessuale, la violenza assistita.

Tra queste, quella che più sottintende ad ogni altra è quella psicologica, in quanto ogni forma di violenza ha ripercussioni sulla sfera emotiva e psicologica, perché può creare danni e traumi di grande spessore.

La violenza psicologica è un abuso emotivo, mentale e verbale: è una forma di maltrattamento che resta in genere nascosta, ma si connota come una delle espressioni più devastanti e manipolatorie di esercizio di potere e controllo sulla persona con lo scopo di sopraffare la vittima.

La violenza psicologica è tra le più subdole, in quanto si insinua lentamente. Il manipolatore attua tecniche di vario tipo per cercare di attirare nella trappola la persona vittima in questione, causando lentamente insicurezze e, allo stesso tempo, profonda dipendenza dal manipolatore stesso.

La violenza psicologica è qualcosa di concreto: un vero e proprio abuso emotivo. Non riguarda mai un singolo episodio, in quanto si realizza mediante una serie di meccanismi e di comportamenti che vengono elaborati e messi in atto nel corso del tempo, formando una vera e propria spirale di violenza.  

Si può camuffare attraverso una critica fintamente costruttiva, ad esempio con un’espressione del tipo “non mi sembri molto intelligente, forse dovresti fare qualcosa in merito a”, oppure attraverso un’apparente gelosia o preoccupazione, come ad esempio con frasi simili a questa: “forse non dovresti uscire con i tuoi amici, non li vedo al tuo livello, potresti invece rimanere con me, per passare più tempo insieme”.

A volte, viene utilizzata la tattica del silenzio, interrompendo la comunicazione interpersonale ed ignorando i tentativi di dialogo. Può essere anche adottato un atteggiamento di indifferenza nei confronti della sofferenza e del bisogno di aiuto, perché giudicato eccessivo, oppure un comportamento orientato all’isolamento della vittima, attraverso il discredito o la contrapposizione di tutte le persone vicine (familiari o amici), facendo ricorso, ad esempio, ad una presunta instabilità psicologica del soggetto.

Tutto ciò contribuisce fortemente a creare un senso di impotenza nella vittima, che non riesce più in alcun modo ad avere la forza di scappare da questa spirale di violenza. Di conseguenza, si stabilisce una forma di dipendenza dal maltrattante, perché ci si sente di non essere più in grado di far nulla senza il suo aiuto e senza il suo sostegno. Così dal senso di insicurezza si passa alla perdita di autostima e, per compensare il proprio senso di inutilità, si fa ricorso proprio al maltrattante.

Da tutto ciò si può uscire.

Occorre che ciascuno di noi sia pronto a fare qualcosa di più che ascoltare, commentare o guardare. Non c’è nulla da attendere in queste situazioni, né dobbiamo immaginare che qualcun altro stia già pensando di prestare soccorso. Piuttosto, bisogna sempre ritenere di essere noi chiamati a fare qualcosa, anche solo allertare le forze di polizia, perché è troppo alto il rischio che nessuno intervenga in tempo utile a favore della vittima.

In una prospettiva sociale, serve soprattutto creare più alleanza e solidarietà tra le donne, sensibilizzare tutte le persone ad un ascolto attivo delle richieste di aiuto, avendo cura di non invadere il privato delle vittime, anzi entrando in punta di piedi nel loro contesto di vita.

A cura della:

Dott.ssa Gabriella Caracciolo

Con la supervisione del:

TCE Therapy Center Corsi e FormazioneDott. Elpidio Cecere

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