
LE EMOZIONI NEI BAMBINI
Cosa sono, come si manifestano e come gestirle
Cosa sono le emozioni?
Le emozioni, per l’essere umano, sono tutto. Sappiamo, però, ben poco di loro. Siamo stati definiti ” animali emotivi” o ” memorie emotive”, ma, in realtà, sembriamo macchine che non conoscono il loro motore. Diversi studiosi hanno dato il loro contributo, affinché, si cercasse un modo per rendere la conoscenza e la consapevolezza delle emozioni alla portata di tutti…anche a quella dei bambini.
Nel nostro bagaglio culturale manca, purtroppo, l’ABC delle emozioni. Lo psicologo Plutchick afferma che le emozioni sono il risultato di “una complessa catena di eventi”, ossia segnali importanti piacevoli o non piacevoli che siano. In parole semplici allora, possiamo dire che, le emozioni sono degli avvisi che ci danno indicazione del fatto che qualcosa vada bene o non vada bene.
Tutte le emozioni quindi sono utili, o meglio servono. Gli scienziati Darwin ed Ekman certificano tra le diverse cose che: le emozioni sono molteplici e si manifestano sui volti e sui corpi delle persone in modo simile.
In che modo i bambini manifestano le emozioni?
Le emozioni dei bambini si possono suddividere in primarie e secondarie. Le emozioni primarie sono innate e sono catalogate rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, disprezzo e disgusto. Le emozioni secondarie si creano dalle varie combinazioni delle primarie e sono catalogate in allegria, speranza, perdono, offesa, nostalgia, rimorso e delusione.
Vediamo ora in via generale, come i bambini manifestano le diverse emozioni primarie.
Rabbia: emozione generata dalla frustrazione che si può manifestare attraverso l’aggressività;
Paura: emozione dominata dall’istinto che ha come obbiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa;
Tristezza: emozione che si origina a seguito di una perdita o da uno scopo non raggiunto;
Gioia: stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;
Sorpresa: emozione originata da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;
Disprezzo: sentimento e atteggiamento di totale mancanza di stima e disdegnano rifiuto verso persona e/o cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;
Disgusto: emozione generata da una risposta repulsione caratterizzata da un’espressione facciale specifica.
Vediamo ora, le emozioni secondarie, che secondo un ordine di origine, in base alla crescita del bambino, sono posizionate subito dopo le primarie.
Allegria: sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo;
Invidia: stato emozionale in cui un soggetto sente un forte desiderio di avere ciò che l’altro possiede; Vergogna: reazione emotiva che si prova in conseguenza alla trasgressione di regole sociali;
Ansia: reazione emotiva dovuta al prefigurarsi di un pericolo ipotetico, futuro e distante;
Rassegnazione: disposizione d’animo di chi accetta pazientemente un dolore, una sfortuna;
Gelosia: stato emotivo che deriva dalla paura di perdere qualcosa che appartiene già al soggetto; Speranza: tendenza a ritenere che fenomeni o eventi siano gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esiti sperati come migliori;
Perdono: sostituzione delle emozioni negative che seguono un’offesa percepita (es. rabbia, paura) con delle emozioni positive (es. empatia, compassione);
Offesa: danno morale che si arreca a una persona con atti o con parole;
Nostalgia: stato di malessere causato da un acuto desiderio di un luogo lontano, di una cosa o di una persona assente o perduta, di una situazione finita che si vorrebbe rivivere;
Rimorso: stato di pena o turbamento psicologico sperimentato da chi ritiene di aver tenuto comportamenti o azioni contrari al proprio codice morale.
Il consiglio dell’ O.P.I
In qualità di OPI in Tirocinio, comprendo che, per ogni adulto che ha la responsabilità di gestire un bambino, sono tre le emozioni che generano inadeguatezza di fronte all’intensità degli effetti: paura, rabbia e tristezza.
La paura
Ogni bambino è unico, perciò le cose che fanno loro paura e l’età in cui ogni paura si manifesta variano molto dall’uno all’altro. Tuttavia, esistono alcune relazioni molto generiche tra l’età e la comparsa di determinate paure. Che cosa possiamo fare per prevenire la paura? È molto importante badare al tipo di modello che rappresentiamo per bambini, perché questa è la prima forma di comportamento che essi conoscono.
Davanti alla paura, occorre educarli a essere prudenti, evitando, però, l’eccessiva protezione. È importante, inoltre, non utilizzare la paura come mezzo educativo.
La rabbia
La rabbia è un’emozione elevata che ha un impatto profondo sulle relazioni sociali. Ancora oggi, questa emozione viene considerata inopportuna e irragionevole. Come tutte le emozioni, però, la rabbia non è mai giusta, o sbagliata: bisogna prenderne atto, comprenderla, e gestirla al meglio. La sua forza può essere trasformata in energia vitale. È fondamentale, per i bambini, aiutarli a verbalizzare la rabbia, legittimando il sentimento che provano ma non il comportamento.
La tristezza
La sofferenza dei bambini mette a disagio gli adulti….eppure le lacrime sono utili per non serbare la tristezza dentro di sé. Un sentimento di tristezza che non può essere espresso versando lacrime resterà bloccato per anni. Un bambino che trattiene le lacrime per far piacere ai genitori serberà il dolore nel profondo del cuore, forse sembrerà un “vero duro” ma, divenuto adulto, si sarà indurito al punto da non capire le lacrime dei suoi figli e non saprà più ridere e divertirsi. Per stare vicino ad un bambino triste limitatevi a concedere spazio alle lacrime: incoraggiatele con parole semplici, date la possibilità di versarle finché il bambino vuole e osserverete che le lacrime durano molto più a lungo se non sono rispettate.
A cura dell’
Operatrice per l’Infanzia in Tirocinio Domenica Silvestro
Con la supervisione del
TCE Therapy Center Corsi e Formazione
e
Dott. Elpidio Cecere