L’ARRIVO DELLA DIAGNOSI DI UN FIGLIO

COME ACCETTARLA E L’IMPORTANZA DEL SUPPORTO ALLA FAMIGLIA

I genitori iniziano a fantasticare sul futuro del bambino già dai primi giorni dalla scoperta della gravidanza, iniziano ad immaginare il suo corpo, i suoi occhi, i suoi comportamenti e man mano che il bambino cresce aumenta anche l’aspettativa relativa al suo percorso di vita. Tutto ciò però si destabilizza con l’arrivo di una diagnosi.

La disabilità di un figlio sconvolge l’equilibrio dell’intera famiglia, crollano tutte quelle aspettative ormai consolidate nell’immaginario dei genitori. Emergono sentimenti contrastanti, di dolore, paura, rabbia, sconforto ma anche senso di colpa e sensazione di incapacità ad affrontare quella situazione devastante. Affrontare la diagnosi di un figlio, che sia fisica o psicologica, è sempre molto difficile e richiede molta forza da parte dei genitori.

Accettare la diagnosi con tutto ciò che ne consegue significa anche accettare la perdita di quel bambino perfetto immaginato. Per gli studiosi viene definito un vero e proprio lutto da affrontare ed elaborare per entrambi i genitori. È importante che i genitori non vengano lasciati soli in questo momento così delicato, hanno bisogno di empatia e di supporto da parte di chi gli è vicino e molto spesso è utile rivolgersi ad uno specialista per assumere consapevolezza e accettazione della diagnosi.

Per far ciò è importante concedersi del tempo, non bisogna sentirsi inadatti o incapaci se durante il percorso di accettazione ci si lascia andare a pianti o momenti di sconforto. Inoltre la diagnosi va affrontata contemporaneamente da entrambi i genitori ed è fondamentale che i genitori si supportino l’un l’altro in questo percorso.

Una buona comunicazione e una buona condivisione delle emozioni, assumono un ruolo centrale nel rapporto familiare. L’accettazione non avviene mai nell’immediato ma ha bisogno di tempo per essere elaborata e anche se con reazioni emotive diverse ogni famiglia la affronta seguendo diverse fasi.

La prima viene definita del disorientamento, nel momento in cui si riceve una diagnosi si genera uno stato di confusione, che può compromettere anche le normali attività quotidiane. La seconda fase è quella della negazione, i genitori partono alla ricerca di altri professionisti per disconfermare quella diagnosi.

La terza fase è quella che viene definita depressiva, il genitore inizia a chiedersi perché a me, perché a mio figlio e in alcuni casi scaricano la loro rabbia e le loro emozioni sugli altri e non di rado sui professionisti che seguono la famiglia. È importante elaborare quest’ultima fase per poi passare a quella successiva che è la consapevolezza vera e propria della diagnosi.

Da qui in poi il genitore riesce finalmente ad accettare e ad elaborare un nuovo progetto di vita per affrontare al meglio la vita familiare, individuale e futura del bambino. Una buona elaborazione della diagnosi è fondamentale per il benessere e per la crescita dei bambini. Marvin e Pianta hanno affermato che un’accettazione funzionale della diagnosi consente lo sviluppo di emozioni positive nel contesto familiare.

Affidarsi a personale esperto garantirà il supporto necessario ed uno spazio protetto in cui essere ascoltati, accolti e aiutati ad elaborare le emozioni che derivano da tale realtà.

L’accettazione di una diagnosi da parte dei genitori, pur non cambiando nulla della realtà stessa, può aiutare ad affrontare nel modo più efficace la disabilità del bambino in quanto permette al genitore di tener conto delle difficoltà e delle risorse di un bambino con una particolare disabilità.

Intraprendere un percorso psicologico può aiutare il genitore a:

  • Tornare a vivere la propria vita e dedicare del tempo a se stessi e al proprio partner
  • Acquisire consapevolezza dei bisogni e delle necessità del proprio bambino
  • Utilizzare le migliori modalità per supportare e rapportarsi con il proprio bambino potenziando sia i suoi punti di forza che quelli di debolezza
  • Imparare a gestire lo stress e i momenti difficili che inevitabilmente la famiglia si troverà a dover affrontare.

Chi sa stare accanto ad un figlio disabile ha avuto quasi sempre un grande coraggio: ha scelto di aprirsi agli altri, di aiutare o chiedere aiuto. E sebbene nella mente di chi vive in sofferenza, possa sembrare strano che questo faccia la differenza, quasi sempre la fa.

A cura delle

Dott.sse Alberico Anna e Amoroso Teresa

Commenta