EDUCAZIONE ALL’ AFFETTO
IL VALORE DI UN GESTO AFFETTUOSO
Spesso si sottovaluta l’importanza dell’educazione all’affetto, per esempio il valore simbolico di un abbraccio, di una carezza, di una parola di conforto. Soffermandoci per un momento sui benefici di un abbraccio, se ne riscontrano diversi.
Partiamo da quelli fisiologici: il contatto fisico con un’altra persona aumenta i livelli di ossitocina e di endorfine nell’organismo, determinando una riduzione dello stress e un aumento del piacere.
Secondo una recente ricerca, è stato dimostrato che gli abbracci avrebbero addirittura un effetto curativo, dal momento che combatterebbero le infezioni tramite il rilascio di ormoni che influiscono sul nostro sistema immunitario.
Nella fattispecie, dormire accoccolati al proprio partner ci aiuterebbe nella prevenzione del comune raffreddore.
Se consideriamo che l’affettività sta alla base della comunicazione umana e quindi che si colloca alla base dei rapporti interpersonali, possiamo facilmente intuire che lo sviluppo di questa componente diviene essenziale nella vita di un individuo e che, nello specifico, ricopre un ruolo molto importante nella fase di crescita, quando entrano in gioco nuove dinamiche circa la percezione di sé e la socializzazione.
Secondo quanto riportato da uno storico del XIII secolo, l’imperatore Federico II di Svevia ideò un esperimento in cui a farne le spese fu un gruppo di neonati: il contatto fisico loro riservato dalle nutrici doveva essere limitato esclusivamente alla nutrizione e all’igiene e non era consentito rivolgere parola ai piccoli. I risultati furono tragici: dopo poco tempo morirono tutti. Questo macabro esperimento dimostrò che la mancanza di cure affettive in tenerissima età può condurre a un epilogo fatale.
Questi risultati furono confermati da Renè Spitz, psicoanalista viennese, che condusse uno studio pioneristico su bambini abbandonati in orfanotrofio, seguendo il metodo scientifico sperimentale.
Le nutrici si occupavano della nutrizione e dell’igiene di tutti i bambini, ma solo ad alcuni di essi erano rivolte anche delle cure affettive. Dopo circa 3 mesi di carenza affettiva i piccoli iniziarono a manifestare una forte apatia, un certo ritardo motorio, un deterioramento della coordinazione oculare e una certa inespressività del volto. Entro i primi due anni di vita, morì il 37% dei bambini osservati: erano coloro i quali non avevano goduto delle cure affettive delle nutrici. Ai superstiti non andò molto meglio, dal momento che manifestarono problemi nel linguaggio e nella deambulazione.
In generale per poter costruire sane e profonde relazioni affettuose è necessario saper costruire “ponti” tra se stessi e “l’altro da sè”. Affinché si crei questo ponte tra due o più persone è necessario che si abbia il senso del bene comune e del reciproco rispetto.
Bisogna educare all’affetto sin da quando si è piccoli, per riuscire non solo a sperimentare l’empatia verso l’altro, ma proprio l’amore e il valore simbolico che certi gesti affettuosi possono avere per l’altro ma anche per se stessi. Lo sviluppo dell’affettività si interseca, quindi, con lo sviluppo cognitivo e sociale di ogni individuo. L’educazione affettiva è perciò fondamentale per la crescita della persona e per questo motivo, è indispensabile che si inserisca nel processo di apprendimento didattico e curriculare proposto dalle scuole.
A cura di
Dott.ssa Gabriella Caracciolo e Dott. Luca Ciolfi
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