IL CRITICISMO GENITORIALE:

COME IL GIUDIZIO DEI GENITORI INCIDA SULLO SVILUPPO DEI FIGLI.

Nella società in cui viviamo, ogni individuo è vittima di giudizi operati da parte di altri. I giudizi si insediano insistentemente nella nostra mente e condizionano fortemente i nostri pensieri e il nostro agire. Ma che cos’ è il giudizio?

Il giudizio è un’operazione mentale cognitiva basata su una valutazione fatta su qualcosa o qualcuno. Esso consente di esprime la propria opinione su terze persone o cose. Il giudizio può essere sia positivo o negativo, sia esercitato da persone estranee o da familiari.

In questo caso, i giudizi risultano maggiormente invasivi perché pensati da persone care, come nel caso dei giudizi dei genitori sui propri figli. Una corretta relazione tra genitori e figli è un predittore di un buon sviluppo cognitivo ed emotivo nel bambino.

Alla base di questa relazione vi deve essere un attaccamento sicuro (Bowlby,1950) in cui il genitore rappresenterebbe una base sicura di protezione, affettività e sensibilità, tale da consentire al piccolo di sentirsi sostenuto nell’esplorazione dell’ambiente circostante. Tuttavia, nel rapporto che si istaura tra un genitore e il figlio, capita spesso di imbattersi nel così detto “criticismo genitoriale”.

Esso è caratterizzato da un ricorso ripetitivo e pervasivo al rimprovero da parte dei genitori. Il criticismo genitoriale si manifesta attraverso frequenti critiche, sostenute da tono severo o perentorio, e espressioni di disapprovazione, rifiuto e svalutazione, quali “Possibile che sbagli sempre?” oppure “Vergognati per quel che hai fatto!”.

In questa situazione, emerge uno stile genitoriale mirato al controllo del comportamento del bambino. Basti pensare a quelle situazioni in cui una figlia contribuisca alle faccende domestiche, ma la madre tenda a screditare il suo operato perché non eseguito come lei voleva o secondo la madre, la figlia non fa mai nulla. Episodi alquanto spiacevoli si verificano anche in contesti scolastici, quando i genitori esigono voti sempre più alti dal figlio e lo criticano per il suo poco impegno nello studio.

In questo modo, i figli si sentono insoddisfatti perché il loro comportamento è giudicato inadeguato e cercano in tutti i modi di ottenere l’approvazione dei genitori. Si instaura un circolo vizioso, mirato al raggiungimento ossessivo di un qualcosa di inottenibile, che genera nel ragazzo credenze errate su di sé, bassa autostima, attribuzione di colpa in quanto arriverà alla convinzione di essere lui “sbagliato” e si costruirà un’immagine di sé stesso non veritiera (Apparigliato, Ruggiero e Sassaroli, 2004).

Non tutti i bambini, però, reagiscono allo stesso modo; alcuni potrebbero reagire con rabbia, frustrazione e ribellione, emozioni frutto di un senso di ingiustizia subita. Il criticismo genitoriale potrebbe causare nel bambino disturbi somatici, psicologici come la depressione e comportamenti maladattivi cioè la tendenza a interpretare i propri errori come segno di fallimento che condurrà alla percezione di sé come perdente (Campo, 2012).

Il rimprovero costante del genitore può spingere il giovane alla ricerca spasmodica di un perfezionismo patologico, da intendersi come l’incapacità di tollerare l’errore, evitando le situazioni in cui esso possa manifestarsi e imponendosi standard elevati a cui aspirare per poter definire il proprio valore personale.

Il perfezionismo patologico potrebbe sfociare in disturbi d’ansia che si ripercuotono sulla vita scolastica, disturbi alimentari e depressione.

Uno stile educativo caratterizzato da critiche continue non consente al bambino di provare, conoscere e sbagliare per mettersi alla prova. Risulta fondamentale l’attivazione di una genitorialità che sia mirata alla promozione e al sostegno dello sviluppo fisico, emotivo, sociale del figlio, sin dall’infanzia.

Nella relazione genitore-figlio, la critica deve essere presente purché sia costruttiva, lo conduca alla riflessione e allo sviluppo di capacità di problem-solving. Sperimentare un linguaggio supportivo, aperto al dialogo e volto alla comprensione dell’altro è un punto essenziale per lo sviluppo di una personalità sana e equilibrata.

A cura della Dott.ssa Sara Verdoliva.

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