ALIENAZIONE

Quando il soggetto diventa estraneo a sé o a parti di sé

“Siamo così alienati che nessuno ti guarda,

nessuno ti tocca,

nessuno ti riconosce nell’ambiente.

Sei l’uomo invisibile”. (Leo Buscaglia)

Il termine “alienazione”, nel vocabolario Treccani, è definito nel seguente modo: “In un’accezione […] corrente […], lo stato di estraniazione, di smarrimento dell’uomo che, nell’odierna società e civiltà tecnologica, e nell’organizzazione dei ritmi della vita, si sente ridotto a oggetto, e pertanto colpito nella propria identità e strappato alla propria autenticità”.

In effetti, tale significato di “alienazione” ha avuto origine nel contesto culturale e sociale, in particolare nell’ambito lavorativo, della Germania del XIX secolo (basti pensare a Karl Marx e al comunismo). Oggigiorno, “alienazione” viene utilizzato in maniera più generica, e all’interno del panorama psicologico viene spesso accostato al termine “sociale”, con la derivante, appunto, di alienazione sociale, ossia isolamento sociale.

L’alienazione, nel senso di una mancanza di potere, è stata tecnicamente definita da Seeman come “l’aspettativa o la probabilità detenuta dall’individuo che il proprio comportamento non possa determinare il verificarsi dei risultati, o rinforzi, che cerca”.

Seeman sostiene che questa è “la nozione di alienazione come ha avuto origine nella visione marxiana della condizione del lavoratore nella società capitalista: il lavoratore è alienato nella misura in cui la prerogativa e i mezzi di decisione sono espropriati dagli imprenditori al potere”.

Più succintamente, Kalekin-Fishman (1996: 97) dice: “Una persona soffre di alienazione sotto forma di ‘impotenza’ quando è consapevole del divario tra ciò che vorrebbe fare e ciò che si sente capace di fare”.

Poche persone nella nostra cultura hanno il coraggio di essere sé stesse; la maggior parte interpreta un ruolo, gioca un gioco, assume una maschera, si nasconde dietro una facciata. Dunque molti soggetti non credono che il loro “Io autentico” possa essere accettato.

Una volta abbandonata l’autenticità dell’Io per recitare una parte, si è destinati a essere rifiutati, perché ci siamo già rifiutati da soli: cerchiamo di migliorare il nostro ruolo, sperando di vincere il nostro fato, ma ne siamo sempre più coinvolti, persi in un circolo vizioso, che ci tiene prigionieri, alterando la nostra vita e il nostro essere.

Perché non si abbandona il ruolo, non si cessa il gioco, non si lascia cadere la facciata o non si getta la maschera?

La risposta è che non si è consapevoli della mancanza di autenticità del nostro aspetto e del nostro comportamento. La maschera o la facciata sono diventate parte di noi: il ruolo è divenuto una seconda natura, ha messo in secondo piano la vera natura e ci si è talmente identificati al ruolo e al gioco, che non si può concepire un’esistenza diversa.

Il problema è la paura di essere sé stessi, la paura che il proprio Io sia malato, inadeguato, inaccettabile. Questa paura costringe a nascondere i propri veri sentimenti, a mascherare la propria espressione e ad accettare il ruolo che gli altri richiedono.

La maggioranza della gente matura con la convinzione che la vita sia un gioco e che, per avere successo, bisogna saperlo giocare. Attraverso questo atteggiamento si è pronti a modificare un ruolo, ma non a smettere il gioco e a diventare pienamente se stessi, poiché ciò sembra far paura.

La facciata nasconde sempre l’espressione opposta ossia l’essenza vera dell’essere.

Oggi, l’autenticità è qualcosa che sembra appartenere al passato e si ritrova nei pezzi di antiquariato autentici. Con la perdita dell’autenticità, perdiamo il senso dell’essere: il suo posto è preso dall’immagine.

Ma qual è la realtà della vita di una persona al di là della maschera?

È simile a quella di ogni singolo individuo della terra.

È pioggia e vento.

È una corsa continua.

È l’andamento specifico di ognun uno di noi.

Riferimenti:

“Intimità e alienazione. Il Sé e le memorie traumatiche in psicoterapia”, Russell Meares, 2005 Raffaello Cortina Editore.

“Alienazione. Attualità di un problema filosofico e sociale”, Rahel Jaeggi, Giorgio Fazio, 2017. Castelvecchi Editore.

A cura della:

Dott.ssa Antonella Raffone

Con la supervisione del:

TCE Therapy Center Corsi e Formazione

Dott. Elpidio Cecere

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