Deficit neuropsicologici dei disturbi dell’alimentazione
Le caratteristiche cognitive nell’anoressia e nella bulimia nervosa
Il profilo cognitivo dei disturbi alimentari, soprattutto dell’anoressia nervosa e della bulimia nervosa, ha suscitato notevole interesse negli ultimi anni. Le alterazioni cognitive possono avere un impatto negativo sul funzionamento del paziente nella vita quotidiana, con effetti importanti sulla prognosi. Pazienti con anoressia e bulimia nervosa presentano alterazioni soprattutto a carico dell’attenzione, delle funzioni esecutive, delle abilità visuo-spaziali, della memoria e dell’apprendimento.
Per quanto riguarda l’attenzione, si riscontrano soprattutto deficit a carico della velocità psicomotoria, sia nell’anoressia che nella bulimia nervosa. In quest’ultima è stata osservata un’alterazione a carico dei tre sistemi attenzionali (allerta, ri-orientamento e controllo esecutivo). Per tale ragione, e a causa dell’elevata impulsività che caratterizza questo disturbo, la bulimia nervosa è spesso associata ad aumentati tassi di disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD).
Per quanto riguarda le funzioni esecutive, sono stati riscontrati deficit a carico della flessibilità cognitiva, dell’astrazione, del problem solving, dell’abilità decisionale e dell’inibizione della risposta.
In particolare: 1) Deficit di set-shifting, ossia difficoltà a spostarsi tra compiti diversi o da uno stimolo all’altro; 2) Rigidità cognitiva e perseverazioni; 3) Bassa coerenza centrale, intesa come una tendenza all’elaborazione locale e dettagliata delle informazioni rispetto alla naturale tendenza ad integrare le informazioni, conseguentemente con una difficoltà di integrazione e di sintesi (proprio a causa della tendenza a soffermarsi sui dettagli a discapito dell’insieme); 4) Deficit di decision-making, ossia difficoltà nella messa in atto di decisioni funzionali a causa di un’alterata capacità di valutare gli effetti a breve e a lungo termine delle proprie scelte.
Nello specifico, le pazienti con anoressia tendono a compiere scelte più rischiose nelle situazioni ad elevato rischio e dimostrano di non considerare il contesto in situazioni di ambiguità. Inoltre, c’è da parte loro una tendenza a ritardare eccessivamente la ricompensa. Al contrario, le pazienti con bulimia nervosa tendono ad operare scelta di impulsività e dettate dalla tendenza ad un maggiore “sconto temporale”, preferendo quindi gratificazioni minori ma ottenibili nel più breve tempo possibile.
Per quanto riguarda le abilità visuo-spaziali, si osservano difficoltà soprattutto nello stile di elaborazione delle informazioni visuo-spaziali. Ciò è fortemente legato alla percezione e ai vissuti legati alla propria immagine corporea, aspetti compromessi nei disturbi alimentari. Quello che si osserva, infatti, è una maggiore difficoltà di integrazione delle informazioni globali nella bulimia nervosa e un’eccessiva elaborazione delle informazioni locali nell’anoressia nervosa.
Infine, per quanto riguarda la memoria, si riscontrano alterazioni sia nell’anoressia che nella bulimia nervosa, soprattutto a carico della memoria visuo-spaziale e della memoria autobiografica. Inoltre, sono state dimostrate difficoltà di apprendimento associativo.
Tali alterazioni cognitive potrebbero fungere da fattore di mantenimento del disturbo riducendo la motivazione al trattamento e aumentando la resistenza al cambiamento, oltre al fatto che alcuni dei deficit che si riscontrano sono indipendenti dallo stato di malattia e perdurano anche a seguito del miglioramento della condizione clinica. Di conseguenza, il funzionamento cognitivo nell’anoressia e nella bulimia nervosa è un aspetto importante del trattamento, soprattutto in un’ottica di intervento integrato. Una valutazione clinica delle funzioni cognitive ed un successivo intervento riabilitativo di tipo neuropsicologico potrebbero e dovrebbero essere implementati nella pratica clinica.
A cura della Dott.ssa Francesca Basilicata
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