DIVORZIO: ENTRIAMO NELLA PSICOLOGIA DEI FIGLI

Quando la relazione tra i genitori può incidere in maniera pesante sui bambini.

Nonostante la struttura familiare più diffusa sia ancora costituita da due genitori di sesso diverso con un numero variabile di figli, la presenza di nuclei familiari composti in maniera differente non costituisce più un’eccezione.

Ciò è stato favorito, tra i tanti motivi, dall’aumento considerevole del numero dei divorzi avvenuto negli ultimi decenni. L’esperienza di instabilità familiare incide sul benessere psicologico dei figli.

Il divorzio, quale scioglimento del vincolo coniugale, è molto spesso accompagnato da quello che Bohannan definisce, tra gli altri, “divorzio genitoriale.” Esso si riferisce alle difficoltà sull’accordarsi circa lo stile educativo, la disciplina, le scelte riguardanti i figli, dovuta all’elevata conflittualità o alla scarsa partecipazione di uno dei due ex-coniugi alla vita della prole.

Il “divorzio genitoriale” rappresenta una “dinamica” dannosa per i figli: è, infatti, possibile che, nella fase di separazione, il conflitto piuttosto che diminuire si acuisca.

In particolare, ciò accade, soprattutto, a seguito di divorzio di tipo giudiziale, ossia di procedura contenziosa avviata da un solo coniuge senza l’accordo con l’altro, volta allo scioglimento del vincolo matrimoniale.

Nello specifico, può accadere che i figli siano coinvolti nella conflittualità tra consorti, diventando oggetto di discordia.

I conflitti di coppia tendono a pervadere l’area della genitorialità e, così, i figli sono costretti a giocare un ruolo, spesso, penoso all’interno del sistema (Bogliolo & Bacherini, 2005).

Infatti, per loro, tale evento costituisce un momento significativo della vita poiché comporta una riorganizzazione di molti aspetti personali, familiari e sociali.

Questi stravolgimenti legati al divorzio spesso, nel senso comune, sono visti come i fattori che incidono in maniera negativa sul benessere dei figli. In una meta-analisi di Amato (2001), è stato riscontrato che i figli di genitori divorziati confrontati con i figli di genitori non divorziati hanno mostrato minori livelli di benessere psicologico, maggiori livelli di depressione, un’immagine di sé più negativa e peggiori risultati scolastici.

La letteratura scientifica tende a considerare il divorzio non come un evento ma come un processo in cui vari fattori intervengono e incidono sulla vulnerabilità degli individui coinvolti (Scabini, 1995).

Invero, tra le due differenti tipologie di esperienza traumatica, ovvero stress acuto (trauma violento costituito da un singolo episodio improvviso altamente stressante) e avversità cronica (esperienza continuativa di situazioni stressanti), il divorzio rientra nella seconda.

Ciò è, facilmente, intuibile dal momento che un divorzio è associato a periodi di crisi coniugale che hanno una durata variabile e che, talora, si protraggono anche dopo il divorzio stesso.

Dunque, è la differente qualità della molteplicità dei fattori implicati nell’esperienza del divorzio a determinare le ripercussioni sul benessere psicologico dei figli.

Tra essi troviamo anche aspetti che diminuiscono la probabilità di conseguenze negative per i bambini, come ad esempio capacità dei genitori di non creare un clima troppo ostile in casa, buone relazioni genitore-figlio e sostegno sociale.

Nonostante, come detto, le variabili da tenere in considerazione sono tante, il fattore critico che incide sul benessere psicologico dei figli sembra essere l’assistere ai contrasti dei genitori prima, durante e, spesso, dopo il divorzio formale (Emery, 1982; Amato & Keith, 1991).

Schaffer (1998), a supporto di questa affermazione, riassume alcuni risultati della letteratura nei seguenti punti:

•          bambini che vivono in famiglie monogenitoriali senza contrasti sono meno a rischio di bambini che vivono in famiglie unite ma con contrasti continui;

•          i problemi comportamentali dei bambini spesso compaiono parecchio tempo prima del divorzio dei genitori;

•          più ci sono conflitti in una famiglia e più il bambino può avere conseguenze indesiderabili.

Ciò fa ipotizzare che non è il divorzio in sé a comportare conseguenze negative sul benessere psicologico dei figli, bensì è l’esperienza di dissidio tra i genitori che in maniera sia diretta (per esempio esposizione a conflitti in casa) sia indiretta (per esempio minore qualità della funzione genitoriale) può portare a ripercussioni sui bambini.

Anche Block e Gjerde (1986, 1988), nel loro studio, hanno concluso che il fattore responsabile dei disturbi psicologici presenti nel campione dei figli di genitori divorziati fosse l’atmosfera di discordia e tensione che esisteva quando i genitori erano ancora insieme.

Bohannan (1973) ha analizzato, nello specifico, come le conseguenze del divorzio variano a seconda dell’età dei figli:

i bambini da 0-2 anni, anche se molto piccoli, percepiscono i cambiamenti che si verificano nello stato emotivo dei loro genitori e, naturalmente, si rendono conto dell’assenza di uno di loro;

i bambini dai 2 ai 3 anni, di fronte ad un divorzio traumatico, potrebbero sviluppare un ritardo nelle capacità psicomotorie, l’acquisizione del linguaggio o il controllo degli sfinteri;  

i bambini dai 3 ai 5 anni possono intuire il concetto di divorzio, quindi, è probabile che pongano una molteplicità di domande; potrebbe, inoltre, accadere che si sentano in colpa per la separazione e arrivino a pensare che la responsabilità sia loro;

i bambini dai 6 ai 12 anni capiscono bene cos’è un divorzio, anche se continuano a nutrire l’illusione che i genitori tornino insieme; quando si rendono conto che ciò non è previsto potrebbero sentirsi, profondamente, delusi, frustrati o arrabbiati;

gli adolescenti, che vivono una fase della vita in cui sono alla ricerca di una propria identità ma hanno ancora bisogno del sostegno di entrambi i genitori, possono cercare rifugio in comportamenti a rischio attraverso i quali incanalare le proprie emozioni. Potrebbero, anche, apparire sintomi psicosomatici.

I genitori che si separano, molte volte, hanno difficoltà ad interagire con i propri figli.

Ecco cinque consigli che possono aiutare:

in presenza di entrambi i genitori, spiegare, chiaramente, la volontà di volersi separare con un linguaggio appropriato per l’età del bambino;

far comprendere al proprio bambino che tale decisione non è dipesa da lui, e che quindi, non ne ha nessuna colpa;

accogliere le emozioni che il bambino può manifestare alla notizia divorzio e incoraggiarlo a parlare, dandogli tutto il tempo che gli serve per accettarlo;

mantenere la routine includendo nuove attività stimolanti;

non parlare in negativo dell’altro genitore: mettere da parte i rancori personali e porre il benessere del bambino al di sopra di tutto.

In conclusione, è fondamentale che i genitori prendano consapevolezza di quanto il conflitto tra loro possa incidere sui propri figli ed è fondamentale che da questa consapevolezza siano in grado di mettere in atto comportamenti che possano ridurre gli effetti negativi.

Nel caso in cui si riconoscano problemi di internalizzazione (timidezza, inibizione, ansia, autostima bassa) o di esternalizzazione (eccesso di rabbia, atti auto-lesivi, aggressività, distruzione di oggetti) nei propri figli, è importante valutare la necessità di contattare uno psicologo.

Per approfondimenti:

  • Schaffer, H. R., (1998). Lo sviluppo sociale. Milano: Raffaele Cortina Editore.
  • Cattelino, E. (a cura di) (2010). Rischi in adolescenza. Roma: Carocci editore.
  • Bogliolo, C. & Bacherini, A. M. (2005). Bambini divorziati. Separazione, figli, controversie tra genitori. Elementi di mediazione familiare. Tirrenia: Edizioni Del Cerro.
  • Bohannan, P. (1973), The six stations of divorce, in Marriage and Family, a cura di M. E., Lasswell, Love, III., Scott and C.

A cura di:

Dott. Ciro Andreozzi

Dott. Luca Ciolfi

Dott. Manuel Perretta

Con la supervisione del:

TCE Therapy Center Corsi e Formazione

                                                                                                                       e

Dott. Elpidio Cecere

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