LAVORO O FAMIGLIA?
Genitori in cerca di equilibrio
Al giorno d’oggi, è sempre più comune, rispetto ai decenni passati, che le donne si dedichino al loro lavoro anche dopo aver avuto figli. È diventato un fenomeno sempre più presente, ed è, quindi, sempre più raro che le donne rinuncino del tutto alla loro carriera lavorativa per dedicarsi esclusivamente alla crescita dei loro figli.
In concomitanza con l’ingresso sempre più massiccio delle donne nel mondo del lavoro retribuito, sono nati diversi punti di interesse anche per la psicologia. Pensiamo ad esempio al concetto di “conflitto lavoro-famiglia”, il quale è attualmente uno dei concetti più dibattuti e quanto mai attuali. Esso sta ad indicare la difficoltà che i genitori in generale, non solo le madri, possono riscontrare nel conciliare l’attività lavorativa con la cura della famiglia, che si riferisce sia al partner che ai figli.
Trovare un equilibrio tra i propri doveri lavorativi e quelli familiari può essere molto complicato, soprattutto quando il lavoro occupa la maggior parte, se non tutte, le ore centrali della giornata. In questi casi, non risulta insolito che i genitori sviluppino dei sensi di colpa, nei confronti del loro lavoro o/e nei confronti della propria famiglia.
Se siete genitori lavoratori, vi sarà capitato qualche volta di pensare “non dedico abbastanza tempo al mio lavoro” oppure “dovrei passare più tempo con i miei figli e occuparmi delle faccende domestiche”. Si viene sviluppando, per l’appunto, un conflitto vero e proprio tra le richieste poste da un contesto con le richieste poste dall’altro contesto, in questo caso tra il contesto lavorativo e il resto della vita.
Può anche capitare che i confini tra questi due contesti diventino molto labili. In parole semplici, questo implica che i due ambiti si invadano a vicenda. Per esempio, quando siamo a casa rispondiamo a telefonate di lavoro o ci occupiamo di questioni lavorative oppure quando siamo a lavoro pensiamo a cosa dobbiamo fare a casa o organizziamo la cena.
Questi sono tutti esempi di sconfinamento, a volte inevitabili quando ci si divide tra diversi contesti. Sicuramente tutto questo di cui stiamo discutendo ha anche degli aspetti positivi. Moli studiosi, infatti, sostengono che i due contesti possono anche supportarsi a vicenda. Ma come?
Pensiamo ad esempio che il lavoro ci consente in termini economici di provvedere alla nostra famiglia; quindi, si può parlare di sostegno economico alla famiglia. Oppure pensiamo al fatto che la famiglia può fornire un sostegno emotivo quando ci sentiamo stressati e provati per il lavoro. Come in ogni situazione, l’importante, quindi, è riuscire a trovare un equilibrio.
C’è anche da dire che attualmente le organizzazioni stanno diventando più sensibili a queste questioni, tanto che alcune di esse vengono definite “family friendly”, perché danno la possibilità ai propri dipendenti di gestire il loro lavoro in modo da conciliarlo ai loro doveri familiari nella maniera che ritengono più adatta.
Un ulteriore aiuto molto valido nella gestione della casa e dei figli può venire da una figura che si occupa di questo in assenza dei genitori. Parliamo in questo senso di tate o babysitter, le quali stanno diventando figure sempre più presenti nelle famiglie di tutto il mondo.
La scelta di tale figura professionale può comportare sia vantaggi che svantaggi: da un lato permette al bambino di restare nel proprio ambiente, di evitare malattie e virus e consente ai genitori di scegliere con cura la persona a cui affidarlo; tra i contro annoveriamo sicuramente il costo e il rischio di affidare il bambino a persone poco competenti.
Una valida alternativa alla babysitter è rappresentata dal nido, dove il piccolo ha la possibilità di sviluppare una socialità precoce, la curiosità e l’esplorazione. Anche in questo caso però, ci sono dei contro: a contatto con altri coetanei, il bambino rischia di ammalarsi.
È opportuno ribadire che, nelle scelte genitoriali, è importante raggiungere un equilibrio. Ci sono alcuni accorgimenti che si possono tenere a mente e cercare di seguire per fare in modo che i bambini vengano accuditi in modo adeguato senza però arrivare a sentire l’assenza dei genitori.
Innanzitutto, è importante che nei momenti del risveglio e dell’addormentamento sia presente un genitore, per poter condividere questo momento della giornata. Un altro aspetto fondamentale da tenere a mente è che i figli quando stanno male devono poter contare sui propri genitori. In questo modo, anche in futuro, faranno riferimento a loro quando sentiranno di averne bisogno, sapendo, soprattutto, che loro ci saranno.
Quando possibile, anche condividere almeno un pasto della giornata con loro, che sia questo la colazione, il pranzo e la cena, può essere significativo. Quello che è importante tenere a mente, è che il tempo passato con i propri figli, seppure poco durante la giornata, deve essere tempo di qualità.
Provare poi a dedicarsi insieme a tutti i membri della famiglia a diverse attività durante i giorni liberi dal lavoro, può essere scontato ma allo stesso tempo fondamentale. Questi piccoli accorgimenti possono davvero fare la differenza.
A cura di:
Dott. Luca Ciolfi
Dott.ssa Naomi Fusco
Con la supervisione del:
TCE Therapy Center Corsi e Formazione
e
Dott. Elpidio Cecere
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