
LA BARRIERA: IL LIMITE E L’IMPEDIMENTO PERSONALE E SOCIALE
Chi sono e dove vado?
“Puoi avere difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticare che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedire che vada in declino. Essere felici è trovare speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi”.
(Papa Francesco)
Uno dei più grandi compiti che ogni persona si trova ad affrontare nel corso della propria vita consiste nell’accettare il limite. Ma cosa si intende quando si parla di limite?
Con limite si intendono tutti quegli ostacoli che una persona incontra nel perseguire i propri bisogni e le proprie finalità.
Il superamento del limite è un concetto che caratterizza la nostra società. Infatti, molti atleti olimpionici e non, non competono solo per arrivare primi ma anche per battere il record nazionale, continentale o mondiale che in quel momento definisce il limite oltre il quale nessun’altro si è spinto. Nella cultura greca, al contrario della nostra, il limite aveva lo scopo di delineare ciò che eri o ciò che conoscevi e non doveva essere superato.
Il limite era un ammonimento: all’interno dei confini sapevi che cosa poteva capitarti; una volta superati c’era qualcosa che non si conosceva e, pertanto, non si potevano fare previsioni in merito a che cosa potesse realmente accadere.
I limiti rappresentano un argine alla nostra libertà; ma è pur vero che completamente senza limiti, corriamo solo il rischio di non fare nulla proprio perché possiamo fare tutto. Per conseguire degli obiettivi, meglio limitarli a pochi, concentrandosi su di essi.
La parola “limite” ha, generalmente, una connotazione negativa: dobbiamo superare i nostri limiti.
Eppure, i limiti possono avere un loro valore positivo.
Uno studio canadese ha affrontato proprio il tema dei limiti.
Nel corso di questo studio, due gruppi di bambini sono stati portati in due parco-giochi differenti. Il primo parco non aveva recinzioni: era un bellissimo spazio aperto immerso nella natura. Il secondo era anch’esso uno splendido parco-giochi, ma completamente recintato.
I ricercatori si aspettavano che i bambini del primo gruppo esplorassero il parco per lungo e per largo (naturalmente supervisionati dagli insegnanti). Accadde, invece, qualcosa di inaspettato. I bambini “senza recinzione”, intimoriti dall’assenza di limiti, rimasero per quasi tutto il tempo a non più̀ di 4-5 m dagli insegnanti, al centro del parco. I bambini “con recinzione”, invece, esplorarono ogni centimetro quadrato del parco a loro disposizione.
Ecco, quando ci poniamo volontariamente dei limiti (di tempo, di spazio, di budget ecc.) abbiamo la tendenza a sfruttare meglio le risorse a nostra disposizione.
Insomma, la verità̀ è che (a volte) i limiti possono renderci liberi.
Accettare il limite può rivelarsi un’impresa particolarmente ardua all’interno di un contesto socio-culturale che veicola messaggi in parte opposti, come “puoi essere tutto quello che vuoi”, o “non fermarti mai di fronte alle difficoltà”.
La non risoluzione del “problema del limite”, però, può originare un ampio ventaglio di forme di sofferenza psicologica. Senza voler entrare nello specifico di tali problematiche, si può dire che sono tipicamente collegate ad un conflitto tra l’ideale e il reale.
Infatti, il mancato riconoscimento e la mancata tolleranza dei limiti, sia interni che esterni, può portare a continuare a inseguire desideri velleitari e poco realizzabili o a darsi, continuamente, standard interni troppo elevati (“alzare sempre l’asticella”).
Tutto questo ha ripercussioni sulla propria autostima: porta a sentirsi cronicamente insoddisfatti e inadeguati e può comportare il rischio di sviluppare disturbi psicologici, soprattutto, di tipo ansioso o depressivo. In altri casi, la non tolleranza della perdita e della frustrazione può portare a problemi nella scelta. Infatti, per compiere una scelta relativa alla propria vita è necessario poter tollerare di “perdere” qualcosa, ovvero di limitare il proprio orizzonte di possibilità (“potrei fare tutto”).
Analogamente, è necessario accettare la possibilità di incorrere in ostacoli o fallimenti. Una difesa comune rispetto a queste paure, soprattutto in età tardo adolescenziale e nei giovani adulti, è quella di strutturarsi (naturalmente in modo inconscio e involontario) dei “blocchi”. Infatti, restando “fermi” o trovando delle giustificazioni esterne rispetto al proprio “non andare avanti” ci si protegge dal rischio di incorrere in fallimenti, di accorgersi di avere dei limiti e di dover, quindi, ridimensionare la propria immagine ideale di sé.
La vera “soluzione” al problema del limite, quindi, non risiede nella rassegnazione e in un atteggiamento rinunciatario. Piuttosto, si tratta di trovare un equilibrio tra l’accettare ciò che non può essere cambiato ed essere attivi rispetto alle proprie finalità possibili.
L’accettazione del limite, quindi, è caratterizzata da un equilibrio costruttivo tra passività e attività, collegato alle aspettative del passato, alle realizzazioni del presente e ai progetti per il futuro (Gislon, 2005).
Venire a patti con le frustrazioni, trovare dei compromessi e iniziare a costruirsi dei percorsi di vita realistici. Tutto questo caratterizza la maturità di una persona. Diventare adulti significa, anche, rinunciare parzialmente ai sogni e agli ideali poco realistici, tipici dell’adolescenza (caratterizzata invece dalla negazione dei limiti o dalla “sfida al limite”).
I limiti ci definiscono e non solo in termini negativi; di conseguenza è bene conservare un po’ della paura greca davanti al limite ed è necessario interrogarsi davanti ai propri bisogni per non inseguire il limite all’infinito. In altri termini, il limite può essere un contenitore che ci aiuta a definire chi siamo. A volte siamo orgogliosi dei nostri limiti, mentre altre vogliamo modificare le caratteristiche che giudichiamo negative e investiamo moltissima grinta per trasformarle.
“Essere consapevoli di ciò che si prova dentro di sé, senza sentirsi sbagliati, è il passo fondamentale per essere padroni di se stessi”.
(Arthur Schopenhauer)
BIBILIOGRAFIA:
“Manuale di psicoterapia psicoanalitica breve”, Maria Clotilde Gislon, 2005, Dialogos Edizioni
“Autostima fai da te. Strategie non convenzionali per stare bene con sé stessi e con gli altri” G. Grassi, Rizzoli
“Accettare se stessi”. R. Guardini, Morcelliana
A cura della:
Dott.ssa Antonella Raffone
Con la supervisione del:
TCE Therapy Center Corsi e Formazione
Dott. Elpidio Cecere
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