
I COMPORTAMENTI FUNZIONALI PER UNA COMUNICAZIONE EFFICACE.
Esistono davvero?
È capitato a tutti di trovarsi in quella situazione scomoda e frustrante in cui, dopo aver espresso un’intenzione o un’emozione al nostro interlocutore con la convinzione che il nostro messaggio fosse stato recepito, in realtà ci siamo resi conto che ciò che intendevamo comunicare è stato percepito in maniera del tutto differente, lasciandoci in un limbo fatto di incomprensioni e frustrazioni.
Questa ciclicità, legata alla paura di non essere abbastanza capace di comunicare in maniera proficua e/o di non essere ascoltata, mi ha impedita di “potermi esprimere” in modo assertivo per anni, lasciando così che le opinioni e le decisioni degli altri prendessero il sopravvento sulle mie. Ho, poi, iniziato a domandarmi:
“Come posso comunicare anch’io in modo funzionale ed efficace?”
Innanzitutto, è stato necessario comprendere cosa rendesse una comunicazione “funzionale” ed “efficace” e, ad oggi, posso affermare che: una comunicazione è funzionalequando il nostro atteggiamento, durante l’interazione è di ascolto e apertura.
Ciò significa che quell’interazione è fonte di scambio di informazioni in modo costruttivo. Questo, dunque, conduce ad un arricchimento per ambo le parti.
Esempio:
A: “Non ti sopporto più!”
Quale potrebbe essere uno scenario comunicativo scatenato da un’affermazione del genere? Probabilmente ci sentiremmo attaccati e cercheremmo inconsciamente di difenderci attaccando a nostra volta, ad esempio rispondendo con:
B: “L’insopportabile sei tu, non io!”
In questo scenario la comunicazione si trasformerebbe, immediatamente, in un conflitto in cui entrambe le parti metterebbero in atto grandi difese personali che impedirebbero di affrontare diversamente il problema.
Lo stesso scenario sarebbe potuto diventare facilmente un dialogo funzionale capace di evitare conflitto e chiusura se “B” avesse deciso di adottare uno stile comunicativo di comprensione capace di stimolare feedback ed apertura in “A”.
Esempio:
A: Non ti sopporto più!
B: Cosa non sopporti di me in questo momento? (prima analisi)
B: Perché questo mio atteggiamento ti infastidisce? (per comprendere la natura del problema) B: Come posso migliorare? (apertura che porta alla risoluzione del problema)
Come possiamo evincere da questo esempio, affinché avvenga una comunicazione funzionale è necessario che, entrambe le parti, siano disposte innanzitutto a mettersi in discussione e, successivamente, ad adottare uno stile comunicativo di comprensione ed apertura l’uno nei confronti dell’altro, ovvero l’ascolto attivo.
Affinché questo processo avvenga, però, è necessario che ambo le parti posseggano un atteggiamento empatico senza il quale non potrebbe avvenire alcun tipo di dialogo realmente funzionale. L’empatia, difatti, è quella capacità di immedesimarsi nel modo di pensare ma anche di percepire le emozioni dell’altro, così da comprendere davvero i bisogni del proprio interlocutore.
Oltre ad essere funzionale, è necessario che il modo in cui comunichiamo sia anche efficace, ovvero che esso sia in grado di formulare ed esprimere il nostro pensiero in modo chiaro, assicurandoci che il nostro interlocutore comprenda a pieno ciò che stiamo dicendo sia da un punto di vista verbale che non verbale.
Esempio: Linguaggio verbale: Ti voglio bene
Linguaggio non verbale: posizione di chiusura (come braccia conserte), sguardo rivolto altrove e così via.
La nostra comunicazione è stata efficace? La risposta è indubbiamente no, perché il linguaggio verbale adottato non è stato coerente con quello non verbale, suscitando così una sensazione di ambivalenza e di incertezza nei confronti dell’interlocutore.
È inoltre fondamentale tenere in considerazione le caratteristiche caratteriali di ognuno le quali, determinando il modo in cui ogni individuo si esprime sia da un punto di vista verbale che non verbale, potrebbero mutare l’interpretazione del messaggio da noi ricevuto.
Ad esempio, il “Ti voglio bene” seguito da un linguaggio non verbale di chiusura, potrebbe anche essere dovuto ad una situazione di imbarazzo.
In conclusione, ritengo sia fondamentale sottolineare che, nonostante si cerchi di delineare delle “linee guida” capaci di aiutarci a trovare il modo più adatto per comunicare in modo funzionale ed efficace, in realtà il successo di una buona comunicazione non dipende da tecniche o suggerimenti, ma esclusivamente dalla capacità di ognuno di noi di mettersi in discussione e di essere predisposti all’ascolto e all’empatia.
A cura della
Dott.ssa Kimberly Loffredo
Con la supervisione del:
TCE Therapy Center Corsi e Formazione
e
Dott. Elpidio Cecere