
LA COMUNICAZIONE TRA I BANCHI DI SCUOLA.
Quali sono le strategie per una comunicazione più efficace tra insegnanti ed alunni?
Sempre più spesso sentiamo parlare di incomprensioni tra alunni ed insegnanti che, a volte, finiscono col trasformarsi in vere e proprie liti capaci di mettere in discussione l’equilibrio, già delicato, presente in aula.
La scuola è, tutt’oggi, percepita da molti come un semplice luogo in cui poter apprendere nuove nozioni, sottovalutando la grande influenza di questa istituzione sullo sviluppo di bambini e ragazzi, specialmente da un punto vista psicologico.
A questo punto ci si potrebbe, dunque, domandare: “Ma l’ambiente scolastico è davvero così importante?”
Scopriamolo insieme:
Innanzitutto, è importante evidenziare quanto la scuola sia da un punto di vista psico-sociale, un luogo di aggregazione, di incontro, scontro, sviluppo e crescita, ovvero una seconda casa in cui la singola classe rappresenterebbe in qualche modo una seconda famiglia.
In questa dinamica, il ruolo dell’insegnante diviene fondamentale: quest’ultimo potrebbe cogliere l’opportunità di poter essere considerato anche come una guida o un mentore dai ragazzi, accompagnandoli così non solo verso la conoscenza ma anche alla scoperta di sé stessi.
“Ma come si ottiene tutto questo?”
Attraverso uno degli strumenti più efficaci al mondo: la comunicazione.
Per comunicazione efficace, innanzitutto, intendiamo la nostra capacità di esprimerci in modo chiaro sia da un punto di vista verbale che non verbale, assicurandoci che il nostro interlocutore abbia compreso realmente il nostro messaggio.
Diviene, dunque, fondamentale l’utilizzo di un linguaggio assertivo e non accusatorio da parte dell’insegnante, tale da instaurare fiducia e sicurezza nell’alunno, come riportato in una vignetta esemplificativa presente nel libro “How to talk so kids can learn” di Adele Faber e Elaine Mazlish:
Insegnante: Chi è il genio che ha dimenticato di firmare il proprio compito?
Risultato: L’atteggiamento sarcastico e accusatorio dell’insegnante porta mortificazione e vergogna nell’alunno, situazione che si sarebbe potuta evitare affermando, semplicemente, di ritrovarsi con un compito privo di firma.
In questo caso, l’insegnante avrebbe utilizzato un linguaggio assertivo capace di stimolare risposta nell’alunno interessato senza paura di poter essere giudicato e deriso da tutta la classe.
Di seguito, illustreremo un esercizio da noi realizzato atto a migliorare la comprensione e la comunicazione all’interno della classe:
Gioco di role-playing: gli alunni ora siete voi! Chiedete ai vostri alunni di mettere in “scena” una situazione di scontro avvenuta nella vostra classe, lasciando che siano loro ad interpretare il ruolo dell’insegnante.
Ascolto attivo: ora tocca a voi ascoltare! A seguito all’esecuzione dell’esercizio sopra citato, chiedete ai vostri studenti di esplicitare, senza timore del giudizio, quali siano stati i vostri atteggiamenti che loro hanno considerato “errati” in quella situazione di scontro. Una volta terminato, ripetete l’esercizio facendo sì che ora siano, però, gli alunni ad ascoltare.
Analisi del pregiudizio. In questa fase finale, chiediamo a voi insegnati di analizzare, una volta a casa, se e quali siano stati i vostri pregiudizi inconsci nei confronti di uno e/o più alunni ad aver scatenato una vostra reazione specifica in quel contesto. Domandate agli alunni di fare lo stesso nei vostri confronti.
Valutazione dell’esercizio. Il giorno dopo, a scuola, analizzate con i ragazzi quanto emerso sia in aula che a casa dalla giornata precedente e domandatevi a vicenda: “Cosa hai appreso di te stesso e degli altri da questa esperienza?” Ed anche “Oggi come affronteresti la stessa situazione?
Come asserito dall’esempio sopra citato, possiamo evincere quanto in realtà basti davvero poco per mutare completamente il nostro approccio.
Affinché ciò avvenga, però, è necessario che gli insegnanti decidano innanzitutto di volersi mettere in discussione e soprattutto che siano disposti ad ascoltare e accogliere i propri studenti senza giudizio, lasciandosi guidare dall’empatia.
“E tu, che insegnante vuoi essere?”
A cura di:
Dott.ssa Teresa Amoroso
Dott.ssa Kimberly Loffredo
Dott.ssa Laura Viscusi
Con la supervisione del:
TCE Therapy Center Corsi e Formazione
e
Dott. Elpidio Cecere
Commenta