L’AUTOCOSCIENZA

La conoscenza di sé stessi

Conosci te stesso[Socrate]

L’autocoscienza si può definire come la consapevolezza della propria vita psichica, nella sua organizzazione dinamica, personale e mondana; luogo nel quale si mediano, spazio-temporalmente, le esperienze e i progetti del soggetto (esser consapevoli di essere qualcuno), e luogo delle relazioni del soggetto con il suo mondo (aver coscienza di rapportarsi a qualcosa).

L’autocoscienza si esprime attraverso l’osservazione, acritica e non finalizzata, dei propri stati interiori. Questo tipo di attenzione verso i propri sentimenti, pensieri, emozioni e motivazioni può essere definita come ragionamento riflessivo.

Essa viene definita acritica poiché è scevra di giudizi che causerebbero una sua distorsione; spesso, infatti, i pensieri e i sentimenti più profondi sono in contrasto con le norme morali alle quali tentiamo di conformarci. È, inoltre, non finalizzata giacché non possiede scopi né motivazioni secondarie: il suo unico obiettivo è quello della conoscenza, attraverso la quale poter giungere alle origini dei pensieri e dei sentimenti.

Vi è un secondo livello di autocoscienza, definito come riconoscimento di sé, che fa invece riferimento alla capacità di un individuo di riconoscere sé stesso.

Il ragionamento riflessivo è qualcosa di più complesso ossia la capacità di ragionare su sé stessi, di produrre un discorso interiore attorno al proprio essere non solo fisico ma anche incorporeo. Tale funzione permette di percepirci nella nostra unicità, come esseri umani distinti rispetto agli altri.

Il ragionamento riflessivo, che rappresenta la parte più evoluta dell’autocoscienza, si sviluppa soltanto in seguito all’acquisizione del riconoscimento di sé.

Un bambino di un anno e mezzo, in genere, manifesta già una buona capacità di riconoscimento di sé, ma non è ancora in grado di ragionare sul proprio mondo interiore poiché ancora non possiede una capacità di ragionamento riflessivo abbastanza sviluppata.

Tale abilità viene acquisita verso i tre-quattro anni di età e si esprime, inizialmente, come possibilità di rendersi conto che esiste un mondo virtuale, non presente concretamente e del tutto invisibile agli altri, che è il mondo fenomenologico delle emozioni, dei sentimenti e dei pensieri, delle fantasie e dei suoni, delle idee, e così via.

Questo mondo è il regno dell’autocoscienza, ossia il mondo della riflessività. L’individuo esamina, osserva ed è in grado di percepire e analizzare non soltanto il proprio corpo e le proprie azioni, ma anche le proprie intenzioni, le proprie fantasie e i propri sentimenti.

Attraverso diversi studi è stato dimostrato come il riconoscimento di sé è presente in alcune specie animali evolute, quali gli scimpanzé e gli oranghi. Se posti davanti ad uno specchio, questi animali, dopo un primo momento di stupore, sono in grado di riconoscere la propria immagine pur non avendo mai avuto in precedenza la possibilità di vedere la propria immagine riflessa.

Il mondo dell’autocoscienza può essere anche definito, attingendo alla terminologia psicoanalitica, come conscio. È conscio tutto ciò di cui noi siamo consapevoli, tutto ciò che vediamo, percepiamo o sentiamo. Inconscio è, invece, ciò che non vediamo, che non siamo in grado di percepire e che al tempo stesso è presente e agisce.

L’inconscio è vivo, si muove ed opera sebbene noi non ne possediamo la consapevolezza. La psicoanalisi afferma che la maggior parte delle nostre conoscenze sono non autocoscienti. Riflettendoci con attenzione pare, effettivamente, che le cose stiano così.

Pensiamo, per esempio, a tutte le cose che sappiamo fare pur non essendo in grado di spiegare come. Sappiamo andare in bicicletta, ma come siamo in grado di farlo?

Siamo in grado di intuire in funzionamento di determinati apparecchi ma, se qualcuno ci chiedesse di spiegargli i meccanismi che ne stanno alla base, non saremmo in grado di farlo. Utilizziamo regole grammaticali senza averle mai studiate o addirittura senza sapere della loro esistenza.

Il lavoro dell’autocoscienza deve avere e ha come obiettivo la comprensione di questi comportamenti. In particolare, deve condurci lungo la via della scoperta dell’inconscio, e renderci così più consapevoli e più autocoscienti della nostra interiorità. Solo in questo modo, infatti, potremo avere pienamente coscienza di noi stessi, sia in chiave introspettiva che in riferimento ad attività che vorremmo svolgere in futuro.

Essere consapevoli delle proprie capacità, del modo di reagire alle avversità, dei comportamenti che ci sono abituali e dei limiti che possediamo fornisce una prospettiva più realistica riguardo ad aspirazioni e possibilità. In un certo senso potremmo dire che esplorare la nostra parte ignota ci aiuta ad utilizzare in maniera più efficiente quella nota.

A cura della:

Dott.ssa Antonella Raffone

Con la supervisione del:

TCE Therapy Center Corsi e Formazione

Dott. Elpidio Cecere

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