La credibilità
La caratteristica che consente l’affidamento
Cos’è la credibilità?Come si fa a essere credibili?
La credibilità è la sostanza che fa funzionare gli ingranaggi sociali, affettivi e professionali.
Indubbiamente essa si riferisce alla possibilità di essere creduti.
Il problema della credibilità nella comunicazione e, in generale, nelle relazioni umane, è quanto mai cruciale e attuale. Praticamente non esiste ambito della vita sociale in cui non entri in gioco il problema della credibilità, a partire dalla relazione genitori – figli, alla comunicazione educativa, al sistema dell’informazione o all’attività politica. Tutti vogliono essere credibili, ma alla credibilità proiettata non corrisponde sempre una altrettanta credibilità percepita.
La credibilità che attribuiamo a una persona non è oggettiva, ma soggettiva: dipende da come la nostra mente è fatta in termini di ricordi, emozioni, esperienze, capacità logiche, ecc. Il problema della credibilità di una persona non si pone nei rapporti di familiarità, ma nelle relazioni con persone estranee e talvolta richiede, affinché una relazione possa iniziare, una “anticipazione di credibilità”.
Nel valutare le condizioni per accordare tale anticipazione entra in gioco il concetto di fiducia che è complementare alla credibilità, nel senso che si può parlare di fiducia solo quando l’altra persona non è vincolata da norme o imposizioni.
Quando comunichiamo non siamo quasi mai individui generici ma, la maggior parte delle volte, ci portiamo dietro un ruolo specifico riconosciuto dalla società: padre, insegnante, medico, manager, politico, operaio, ecc. I diversi ruoli professionali posseggono già, di per sé, una credibilità riconosciuta: la credibilità del ruolo che influenza positivamente o negativamente la nostra percezione dell’altro.
Il professore Guido Gili, ha condotto vari studi sulla credibilità, ed ha individuato tre diverse radici su cui si basa la credibilità.
-La prima radice è costituita dalla conoscenza e dalla competenza, cioè dalla qualità (riconosciuta) di esperto. Il suo prototipo nella cultura occidentale moderna è la credibilità dello scienziato, ma la credibilità basata sulla conoscenza è anche quella dell’insegnante come esperto di una determinata disciplina, del medico come capace di “curare” secondo i dettami della scienza medica, del giornalista quando svolge il suo lavoro secondo le regole dell’accuratezza, della completezza dell’informazione, della verificabilità. Più in generale è la credibilità della persona “bene informata”, che riferisce i fatti perché vi ha assistito o perché ne ha una sicura conoscenza.
-La seconda radice della credibilità è la comunanza dei valori, cioè la condivisione delle “concezioni del desiderabile”. È la credibilità che assegniamo alle persone che incarnano quei modi ideali di essere e di agire a cui guardiamo positivamente, che reputiamo buoni, giusti, desiderabili. Tendiamo dunque a ritenere più credibile chi condivide i nostri stessi valori.
-La terza radice della credibilità è costituita dall’attaccamento e dall’affettività. Alla sua base vi è la percezione di un legame positivo e fonte di benessere, come accade, ad esempio, nel rapporto tra la madre e il figlio. La radice affettiva della credibilità opera anche nel rapporto di amicizia e, in generale, in tutte quelle relazioni in cui avvertiamo una simpatia, una immediata corrispondenza umana con l’altro (quale ne sia l’origine). Siamo portati cioè a dare più credito alle persone “simpatiche” e verso le quali nutriamo un sentimento positivo rispetto a chi ci è antipatico e da cui ci sentiamo istintivamente respinti.
Se nel corso della nostra vita abbiamo vissuto in ambienti con buone relazioni interpersonali, tendiamo ad accordare alla “gente” una fiducia generalizzata. La mancanza di fiducia o l’eccesso di fiducia rientrano tra le patologie della credibilità, e si collocano ai due estremi dell’asse della fiducia. In tali patologie le persone possono avere un atteggiamento di sospetto generalizzato o, all’opposto, un atteggiamento di credulità senza limiti, e questo dipende dagli ambienti di cui hanno fatto esperienza.
Le tematiche riguardanti la concessione della propria credibilità si sono fatte pressanti con la digitalizzazione dell’informazione e l’uso dei social media, infatti oggi ognuno può pubblicare qualcosa senza controlli. Questa nuova situazione attribuisce alla credibilità un valore che prima non aveva, dato che ogni persona diventa “responsabile” della credibilità delle informazioni che riceve.
A cura della
Dott.ssa Antonella Raffone
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