LA DESENSIBILIZZAZIONE: IL DIVENIRE VIA VIA MENO SENSIBILE.

Gran parte delle persone, nel corso della loro vita, potrebbe sviluppare timore nei confronti di particolari situazioni che li spingono a comportarsi in maniera diversa dal consueto.

Si parla di fobia, cioè una paura irrazionale e sproporzionata per qualcosa che in realtà non rappresenta una minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Tra le fobie più comuni ci sono quella per l’altezza, dei serpenti o dei ragni, del buio, del sangue o anche quella di parlare in pubblico.

Secondo l’approccio cognitivo-comportamentale, è possibile trattare le fobie attraverso la tecnica, elaborata dalle ricerche condotte da John Wolpe (1958), della desensibilizzazione sistemica che consiste in una procedura a step graduale in cui il soggetto è esposto contemporaneamente a due stimoli: l’oggetto della fobia e quello rilassante.

La desensibilizzazione può essere distinta in vivo, quando il soggetto viene esposto a uno stimolo reale, e immaginaria, ovvero il soggetto immagina di avere davanti a sé l’oggetto che suscita timore. La desensibilizzazione sistemica si articola in varie fasi:

  • si identifica lo stimolo che causa ansia o paura nel soggetto;
  • si evidenziano le caratteristiche, quali forma o particolarità, e le dimensioni, come larghezza o lunghezza, dello stimolo che producono ansia;
  • in seguito, vengono ordinati gli elementi ansiogeni dello stimolo, procedendo in ordine crescente cioè dalle caratteristiche che l’individuo tollera più facilmente a quelle che creano più ansia;
  • a questo punto il terapeuta insegna una tecnica di rilassamento, da adoperare per controllare e gestire l’ansia, e si associa l’oggetto pauroso al rilassamento. Quando la persona riuscirà ad immaginare nitidamente lo stimolo proposto, gli verrà chiesto il livello di ansia provato. La procedura si ripeterà finché la persona non comunicherà di aver provato un livello di ansia pari a zero. È bene sottolineare che tale procedura verrà messa in atto per tutti gli stimoli presenti nell’elenco fornito dal soggetto.
  • Infine, bisogna generalizzare quanto appreso all’esterno perché ciò consente alla persona di liberarsi dall’ansia associata allo stimolo anche in contesti quotidiani.

Nonostante la desensibilizzazione sia una tecnica applicata in ambito terapeutico, nella vita quotidiana si può diventare sempre meno sensibili a uno stimolo grazie a una continua esposizione a esso. Di fatti, sono stati condotti studi (Gentile,2003) in cui si è dimostrato che la violenza vista attraverso lo schermo di una televisione modifica la nostra percezione dell’ostilità e delle azioni proprie e altrui poiché l’individuo esposto a continue scene di violenza, col passare del tempo, non avvertirà più il disagio e il disgusto percepito durante le prime esposizioni.

Altro esempio, più imminente nella vita di tutti i giorni, si verifica quando dopo essere esposti continuamente a uno stesso odore, come può essere un profumo, il nostro naso si abituerà tanto che finirà per non essere più riconosciuto.

Concludendo, potremo dire che quando parliamo di desensibilizzazione, facciamo riferimento tanto a una tecnica terapeutica, quanto alle esperienze di vita quotidiana, le quali avvengono in maniera automatica, senza la nostra consapevolezza.

A cura della Dott.ssa Sara Verdoliva

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