IL BIASIMO

La disapprovazione sociale esplicita o implicita: come gestire queste situazioni?

Tradizionalmente, la disapprovazione sociale è rivolta a comportamenti che trasgrediscono le norme comunemente accettate.

Ciò che è considerato deviante, tuttavia, può cambiare di volta in volta e da luogo a luogo: un comportamento etichettato come “normale” in un contesto culturale può essere, infatti, valutato come “deviante” in un altro.

Il biasimo, rivolto ad azioni considerate negative e rifiutate dalla società, si manifesta secondo differenti livelli: da una leggera pressione sociale e lievi rimproveri, a forti punizioni e profonda disapprovazione.

La disapprovazione sociale può essere esplicita o implicita: in altre parole, possiamo condannare apertamente il comportamento di una persona, osteggiandola e disapprovandola con le parole e le azioni, oppure possiamo indirettamente ostracizzarla, isolarla, schernirla e deriderla.

Inoltre, la disapprovazione sociale, quando rivolta verso specifiche caratteristiche personali o convinzioni che sono percepite come contrarie alle norme culturali, può portare con sé uno stigma.

In altre parole, sull’individuo viene come impresso un marchio che lo rende identificabile e screditabile agli occhi della società.

Quindi…. Alla luce di tutto questo… Com’è possibile comprendere i meccanismi sottostanti al biasimo e alla disapprovazione sociale?

Com’è possibile orientarsi nelle relazioni e sapere quali sono realmente i comportamenti e le azioni da disapprovare?

Come possiamo, infine, discriminare tra situazioni all’interno delle quali disapprovare i comportamenti in modo esplicito e situazioni in cui disapprovare i comportamenti in modo più implicito?

Vediamolo insieme.

Facciamo l’esempio di due azioni che siano veramente trasgressive di norme e valori importanti e di un comportamento, che, invece, pur stigmatizzabile, dovrebbe essere accettato e accolto.

Situazione 1

Soggetto A – rompe la vetrina di un negozio per divertimento.

Questo soggetto viene sanzionato e deve ripagare il danno. La società lo ritiene responsabile di quanto ha commesso e viene disapprovato in modo esplicito. Può essere condannato e isolato, in quanto considerato un individuo da emarginare socialmente.

Situazione 2

Soggetto B – commette un omicidio.

Si tratta di un’infrazione e violazione ancora più estrema rispetto al comportamento deviante sopra descritto. La persona viene condannata al carcere ed esclusa dalla società.

Situazione 3

Soggetto C – ha la “colpa” di amare una persona dello stesso sesso.

In questo caso, la disapprovazione, che può essere esplicita o implicita, dovrebbe essere evitata. L’individuo, infatti, ha il diritto di operare delle libere scelte e vivere la propria vita nel modo che preferisce, poiché, con il suo orientamento sessuale, non arreca danno ad altri.

Si tratta delle situazioni più complesse da considerare, perché nella visione di molti, avere un orientamento sessuale si contrappone a una visione sociale e culturale tradizionalmente religiosa che pone l’uomo e la donna come cardine di ogni relazione sentimentale e come pilastri imprescindibili della famiglia.

Dunque, cosa possiamo fare in merito?

Sicuramente, promuovere la diffusione del rispetto dell’altro e crescere le nuove generazioni in base ai principi dell’empatia e del rispetto.

Questi insegnamenti devono essere impartiti fin dai primi anni di vita.

Solo così sarà possibile avere la possibilità di crescere degli adulti responsabili, che non trasgrediranno le norme sociali per il gusto di farlo e che, allo stesso tempo, non emargineranno nessuno a causa delle sue scelte.

Dott.ssa Teresa Amoroso

A cura della:

Dott.ssa Teresa Amoroso

Con la supervisione del:

TCE Therapy Center Corsi e Formazione

e

Dott. Elpidio Cecere

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