LA DISPERSIONE SCOLASTICA
La via di fuga dall’obbligo dell’apprendimento
Possiamo definire il concetto di dispersione scolastica come “Il processo attraverso cui si verificano ritardi, rallentamenti, uscite anticipate dall’esperienza scolastica” (Besozzi, 1993).
L’istituzione scolastica costituisce un ambito importante di socializzazione secondaria, all’interno del quale vengono costruite condotte e identità interattive, in cui si apprendono e perfezionano competenze sociali, in cui si svolgono una grande quantità di apprendimenti di natura sociale. Inoltre, in quanto istituzione pubblica, la scuola è fortemente coinvolta nei processi collettivi di costruzione di spiegazioni e di legittimazione di quei fenomeni (sviluppo, apprendimento, successo e insuccesso scolastico, gestione della diversità) sui quali la scuola stessa è chiamata ad agire quotidianamente.
Gli insegnanti, nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali, non possono che ricorrere a quelle stesse rappresentazioni che essi contribuiscono a generare, a sistematizzare e a perpetuare (Carugati e Selleri, 1996).
Secondo l’autore Rutter producono risultati migliori, in termini di riuscita scolastica, quelle scuole in cui è incoraggiata la partecipazione attiva degli allievi, in cui viene messo in pratica l’ascolto reciproco fra insegnanti ed alunni.
Il fenomeno della dispersione scolastica è in grande crescita tra gli adolescenti che decidono di lasciare la scuola per entrare, per la prima volta, nel mercato del lavoro. Nonostante in Italia si registra un elevato tasso di abbandono, nel corso degli ultimi anni, la situazione sembra in leggero miglioramento. Infatti, dai dati ISTAT (2020), si osserva come il tasso di abbandono scolastico sia diminuito del 4,3%, passando dal 17,8% del 2011 al 13,5% del 2020.
L’abbandono scolastico è un fenomeno eterogeneo che si diffonde in maniera differente tra le varie regioni italiane. Ai primi posti della classifica si collocano la Sicilia (19,4%), la Campania (17,3%) e la Calabria (16,6%). A esse seguono Puglia, Emilia Romagna e Marche. Rientrano, invece, nell’obiettivo fissato dall’Unione Europea per il 2030, ovvero di raggiungere un tasso di abbandono al di sotto del 9%, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Molise.
Alla base del fenomeno della dispersione scolastica, vi sono fattori di rischio, sovrapponibili tra di essi, che possono essere racchiusi in tre categorie: sociali, contestuali e individuali (Pellerone, Ramaci, e colleghi, 2016). Nel primo gruppo rientrano quegli aspetti che vengono assegnati automaticamente al soggetto.
Tra questi vi è il background socioeconomico che incide, in maniera positiva o negativa, sulla motivazione allo studio e sulle ambizioni educative e occupazionali. In famiglie monogenitoriali o quelle in cui i genitori sono disoccupati o precari, i giovani decidono di interrompere il percorso di studio per cercare lavoro e contribuire alla sopravvivenza della famiglia. Fa parte di questa categoria anche il genere; di fatti la ricerca Eurydice (2014) evidenzia come la dispersione scolastica colpisca, soprattutto in Italia, in maniera maggiore i maschi rispetto alle femmine.
Seguono i fattori contestuali determinati sia dall’influenza dei vari contesti in cui si è inseriti, sia dalle disuguaglianze che si originano all’interno di essi. Un esempio sono i casi in cui i ragazzi lasciano la scuola in seguito a conflitti scolastici dovuti a un cattivo rapporto alunno-professore o una bocciatura (Fradda e Mangiaracina,2011).
). I professori tendono a etichettare un alunno in seguito a un comportamento agito, conservando lo stereotipo creato su di esso per tutto il percorso scolastico. Si crea così un circolo vizioso, altamente disfunzionale, poiché il ragazzo con il suo comportamento conferma il pensiero del professore, il quale a sua volta dà adito al giovane di perpetuare questo atteggiamento.
Infine, vi sono i fattori individuali che interessano il soggetto in questione. Si pensi a ragazzi o ragazze con disturbi d’apprendimento, come discalculia, disortografia, dislessia o disgrafia, oppure con disturbi d’ansia, legati a un’insicurezza e a una bassa autostima.
La presa di consapevolezza di questi fattori, soprattutto quelli contestuali e individuali, da parte dell’istituzione scolastica in generale e degli insegnanti in particolare, diventa fondamentale. È necessario, al fine di abbassare la percentuale di dispersione scolastica attualmente esistente, una classe di professionisti sensibili a questi campanelli d’allarme e competenti, cioè in grado di trattarli al meglio.
A cura delle
Dott.sse Fusco Naomi, Raffone Antonella e Verdoliva Sara
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