LA MELANCONIA

L’ALTERAZIONE DEL TONO DELL’UMORE VERSO LA TRISTEZZA PROFONDA

Il grande scrittore francese Victor Hugo scriveva della malinconia che è “la gioia di sentirsi tristi”. Si potrebbe effettivamente la malinconia come il desiderio, in fondo all’anima, di qualcosa che non si ha mai avuto, ma di cui si sente dolorosamente la mancanza. A differenza della nostalgia, dalla tristezza o dalla depressione, la malinconia può non essere diretta verso alcun oggetto o situazione particolare e può anche costituirsi come un tratto tipico della personalità.

Il malinconico è facile da riconoscere: silenzioso, chiuso in sé ma fantasioso e romantico, con una spiccata tendenza a ritirarsi nel proprio mondo. Il termine in realtà deriva da una deformazione della parola “melancolia”, usato nell’antica medicina ippocratica per indicare uno stato di abbassamento dell’umore che si credeva dovuto a una eccessiva secrezione di bile nera da parte del fegato (in Greco: melanos = nero e chole = bile).

Questa condizione generava nel soggetto debolezza, pallore, magrezza e umore triste: da qui lo stereotipo del “malinconico”. Con il termine melanconia, tuttavia, non si fa riferimento ad un semplice stato di tristezza ma ad una e vera e propria condizione clinica che rientra tra i disturbi depressivi. La melanconia, infatti, è contraddistinta da un forte abbassamento dell’umore, scoraggiamento, ansia e perdita di ogni stimolo vitale. Le caratteristiche della melanconia sono le seguenti:

  • costante senso di infelicità,
  • scoraggiamento,
  • perdita della speranza,
  • ansia costante,
  • desensibilizzazione corporea,
  • percezione che il tempo si sia fermato,
  • profonda perdita motivazionale.

Durante uno stato di melanconia è quasi impossibile mangiare, lavarsi, pensare, lavorare. Ogni azione è vissuta come difficile, faticosa ed inutile. Il senso di colpa è un tema costante nella persona melanconica. La colpa può essere diretta indifferentemente verso sé stessi, gli altri o verso la vita in generale.

Tipica degli stati melanconici sono le autoaccuse e l’attribuire a sè stessi responsabilità enormi senza un reale agganciamento alla realtà. Questo senso di colpa può spingere le persone a rinchiudersi in casa, nascosti da tutto e tutti. Altro tema costante è il senso di rovina che si caratterizza per la convinzione di aver provocato a sé o ai propri cari danni inestimabili che compromettono il futuro senza possibilità di soluzioni.

In molti casi, la morte è vissuta come qualcosa di desiderato, l’unico modo per mettere fine a questo stato di profonda tristezza. La morte, inoltre, è anche considerata spesso la giusta punizione per le proprie colpe. Questo costante desiderio di mettere fine alle proprie sofferenze può portare purtroppo queste persone a tentare il suicidio.

L’ipocondria è un altro elemento ricorrente nella melanconia. Lo stato del proprio corpo è vissuto costantemente con forte ansia che spinge la persona ad una costante auto-osservazione della propria condizione di salute.

Come sottolineato da Freud, la melanconia è assimilabile al concetto di lutto. La melanconia ed il lutto, infatti, hanno lo stesso elemento in comune, quello della perdita. Il lutto rappresenta la condizione di sofferenza successiva alla perdita di una persona cara.

La melanconia si riferisce ad una perdita ancora più profonda. La persona melanconica ha la percezione di aver perso l’amore. Non si parla di una relazione con un partner ma della possibilità di poter mai essere amati da qualcuno. La persona melanconica pensa, inoltre, di non meritare l’affetto di alcuno, nemmeno di sé stesso. Vive con la percezione di essere una persona ignobile.

Nonostante la melanconia rappresenti un grave stato depressivo, gli studi dimostrano la possibilità di cura attraverso una psicoterapia associato ad una cura farmacologica. I farmaci permettono un rialzamento del tono dell’umore che aiuta a ritrovare l’energia sufficiente ad affrontare la propria sofferenza con l’aiuto di uno psicologo.

Attraverso una psicoterapia si riducono gli stati ansiosi, si riacquista la speranza e la motivazione al cambiamento e, soprattutto, la capacità di amarsi e giudicarsi meritevoli di amore.

A cura della Dott.ssa Raffone Antonella

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