
LA SEDUTTIVITÀ DELLA RABBIA
Un’emozione che si autoalimenta
La rabbia è un’emozione conosciuta da tutti. Anche senza guardare troppo lontano, l’impatto distruttivo che la rabbia può avere sulle vite umane è sotto gli occhi di tutti. Basta accendere la televisione o sfogliare un giornale per notare che la rabbia riveste un ruolo importante in ogni sorta di atrocità, grande o piccola che sia.
Arrabbiarsi è abbastanza facile: a lavoro, in famiglia, ma anche al bar o in macchina. Il nostro rapporto con questa emozione non è sempre positivo.
Spesso, sotto l’effetto della rabbia possiamo dire o fare cose offensive, cattive e, talvolta, pericolose. Insomma, rischiamo di perdere l’autocontrollo.
Eppure la rabbia è un’emozione primaria e se oggi continuiamo a esibirla è chiaro che avrà una qualche funzione. Ai nostri antenati era utile per difendersi da eventuali attacchi provenienti dall’ambiente circostante. Noi, nell’epoca attuale, continuiamo ad arrabbiarci di fronte ad alcune minacce pur non vivendo più in luoghi ostili come quelli dei nostri progenitori.
Ma, allora, a cosa serve la rabbia? Come possiamo difenderci quando sentiamo di esserne sopraffatti?
La rabbia è una delle emozioni innate: si mostra fin da subito. È, infatti, una risposta alla percezione di aver subito un torto, un danno ingiusto che vorremmo “vendicare”, se non altro segnalando il proprio disappunto rispetto a quest’ultimo.
La rabbia mostra un andamento sinusoidale, a volte ha dei picchi in eccesso chiamati collera, esasperazione, furore e ira, oppure in difetto, di intensità minore, e li definiamo irritazione, fastidio, impazienza. In ogni caso, si tratta di una risposta emotiva intensa ma transitoria, che si protrae per brevi momenti.
Da una prospettiva biologica, la rabbia emergerebbe con il solo scopo di difesa in caso di attacco o di protezione in caso di intrusione. Inoltre, questa emozione è spesso collegata ad attivazioni fisiologiche, come l’incremento della pressione sanguigna e del battito cardiaco, aumento del tono della voce e modifiche rispetto alla mimica facciale.
Paul Ekman e Harriet Oster, psicologi statunitensi, attraverso i loro studi transculturali sul riconoscimento delle espressioni facciali, sono stati in grado di descrivere gli aspetti caratteristici della rabbia: la fronte e le sopracciglia aggrottate, l’esposizione e il digrignare dei denti, la voce alta con tono minaccioso, stridulo o sibilante, sensazioni soggettive di calore, irrigidimento, irrequietezza, paura di perdere il controllo.
Inoltre, la postura mostra una tendenza all’aggressione. Possiamo distinguere tra una rabbia “fredda” in cui il corpo è “teso” e immobile” ed una “calda” in cui l’attività motoria è fortemente accentuata.
Esistono diverse classificazioni legate all’emozione della rabbia. Esse si distinguono in primaria, secondarie e strumentale.
Nella rabbia primaria, è possibile evidenziare un tipo di rabbia primaria adattiva repressa e un tipo di rabbia primaria disadattiva. Nello specifico, la rabbia primaria adattiva repressa è caratterizzata dal fatto che l’individuo tende a piangere improvvisamente, sentendosi impotente e minimizzando l’accaduto, magari ridendo.
Tale atteggiamento si discosta da ciò che, normalmente, ci si aspetterebbe dall’emozione della rabbia. La rabbia primaria disadattiva, invece, non ha più una funzione protettiva ed è molto simile alle reazioni che un soggetto potrebbe manifestare in caso di paura. Sembrerebbe importante cercare di comprendere lo schema disfunzionale attuato, ristrutturando l’emozione stessa.
La rabbia secondaria è un’emozione correlata a situazioni di blocco, stress o dolore percepite in un preciso momento, probabilmente dovuta a sentimenti non così evidenti per la persona. In questo contesto, si potrebbe cercare di risalire all’aspetto più cognitivo e affettivo interiore dell’individuo, responsabile dell’attivazione di questo tipo di rabbia, spesso impiegata per ridurre la tensione.
Infine, vi è la rabbia strumentale, impiegata come mezzo per entrare in relazione con gli altri per procurarsi dei vantaggi. Una situazione particolarmente presente nei contesti giudiziari, dove viene utilizzata a scopo manipolatorio.
In questa dinamica potrebbe essere utile cercare di contestarla e di aiutare il soggetto a comprendere quali motivi lo stanno spingendo a comportarsi in questo determinato modo, offrendo la possibilità di individuare altri sistemi più funzionali per esprimere le proprie emozioni.
Il rimuginio rabbioso consiste nella tendenza a pensare alle cause, ai fattori situazionali e alle conseguenze della rabbia in modo ripetitivo (Sukhodolsky, Golub & Cromwell, 2001).
Quanto più rimuginiamo sull’episodio che ci ha fatto andare su tutte le furie, tanto più numerose sono le giustificazioni che troviamo per legittimare la nostra collera. Le riflessioni fosche incrementano il fuoco interiore: per spegnerlo, invece, occorre considerare le cose da un’angolazione diversa.
Reinquadrare la situazione in un’ottica più positiva, sostiene Tice, permette di ridurre la collera. Zillmann propone un altro metodo per disinnescare la collera: soffermarsi sui pensieri che la nutrono mettendoli in dubbio; inoltre, prima si interviene, più l’intervento risulta efficace.
Da un altro esperimento di Zillmann si è dedotto che la comprensione dell’evento scatenante la collera porta a una riduzione della stessa; perché questa de-escalation avvenga, però, è necessario che l’emozione sia moderata. La distrazione rappresenta un altro modo di sedare la collera; raffreddarsi fisiologicamente, infatti, ha degli effetti positivi in tal senso.
Le tecniche di rilassamento come la meditazione e la respirazione profonda possono essere utili per condurre l’organismo da uno stato di forte attivazione fisiologica a uno stato di minor attivazione. Spesso si tende a pensare che dare sfogo alla propria rabbia abbia un effetto liberatorio, ma non risulta sempre vero.
La collera ha una natura seduttiva e incendiaria: gli scoppi d’ira, in genere, attivano il cervello emozionale, lasciando l’individuo maggiormente adirato (Goleman, 2020).
Riferimenti:
Ellis A., Tafrate R.C., Che rabbia! Come controllarla prima che lei controlli te, Erickson
Goleman D., Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici, BUR Saggi, Milano, 2020 (ventiduesima edizione)
Rosenberg M.B., Le sorprendenti funzioni della rabbia. Come gestirla e scoprirne il dono, Esserci, 2006
A cura di:
Dott. Luca Ciolfi
Dott.ssa Antonella Raffone
Con la supervisione del:
TCE Therapy Center Corsi e Formazione
e
Dott. Elpidio Cecere
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