L’Abbandono: il senso di sconforto e la risalita
Cos’è, come riconoscerlo e come curarlo.
Uno dei bisogni fondamentali dell’uomo è costruire e mantenere relazioni affettive, una predisposizione insita nella specie umana fin dalla nascita. Da questa necessità ne consegue che la paura dell’abbandono è una delle ansie più frequenti che le persone possono provare nella propria vita.
In ambito psicologico il termine “abbandono” indica un sentimento che è causa di un disagio emotivo, che si manifesta sia a livello fisico che a livello psicologico, legato a una preoccupazione eccessiva e travolgente riguardo il possibile allontanamento o abbandono di quelle che vengono definite “figure di riferimento”.
A livello fisico determina stanchezza, disturbi del sonno, dell’alimentazione e abbassamento delle difese immunitarie invece a livello psicologico disturbi più o meno gravi come attacchi di panico e depressione, ma non meno frequente è la gelosia ossessiva. Chi ne soffre sperimenta insicurezza, rischiando di diventare paranoico o possessivo nei confronti delle persone ha accanto, intimorito di rimanere solo per tutta la vita o di essere dimenticato.
Quando questa paura non viene gestita si trasforma in una vera e propria sindrome. Inoltre un tipico atteggiamento è quello di annientare se stessi pur di rendere felici gli altri. Un aspetto importante da tenere a mente è che con questo termine non si fa riferimento solo a un’assenza fisica.
La più comune forma di abbandono riguarda la scomparsa di un’autenticità emotiva che lascia spazio al disinteresse, all’apatia e alla freddezza. Questa sensazione di vuoto non ha età, qualsiasi bambino la può percepire, qualsiasi adulto ne può essere devastato.
L’origine è da attribuirsi al periodo infantile e precisamente al rapporto con i genitori, soprattutto con la madre, che a volte, a causa di eccessivo lavoro, rimproveri costanti o giudizi negativi impediscono al bambino di sviluppare ciò che Bowlby definisce “attaccamento sicuro”. Tutto ciò può causare angoscia costante che si ripercuote successivamente in età adulta, ad esempio nelle relazioni interpersonali.
Quando tocchiamo emotivamente il fondo abbiamo due possibilità: rimanere paralizzati o iniziare a risalire anche se non sempre si riesce autonomamente proprio perché il peso psicologico che si trascina non permette di vedere la via d’uscita. Proprio in questi casi è necessario intraprendere un percorso di psicoterapia, con l’obiettivo di riuscire a gestire questa paura elaborando i conflitti irrisolti in modo tale da vedere il mondo in modo più obiettivo e di intraprendere relazioni sane e soddisfacenti.
Fondamentale è ricordare che come cita una famosa frase “Il dolore è inevitabile, la sofferenza è facoltativa”, non possiamo evitare di cadere, ma possiamo fermare la discesa, concentrandoci sulle cose positive anche se piccole.
A cura della Dott.ssa Federica Arena
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