
Le vittime del lockdown: non ha ucciso solo il Covid-19
Durante il periodo del precedente lockdown il fenomeno della violenza domestica ha visto entrare nelle proprie statistiche altre vittime. È noto il caso di una donna 52enne di Frattamaggiore (NA) che è stata picchiata a morte dal proprio compagno che hanno portato alla lacerazione traumatica della milza. Altro caso emblematico riguarda una ragazza siciliana, precisamente Furci Siculo, di 27 anni, studentessa di medicina morta a causa di uno strangolamento ricevuto dal fidanzato.
Come si manifesta la violenza domestica?La violenza presuppone vi sia la presenza di uno squilibrio tra due protagonisti, ossia il maltrattante e il maltrattato, dove il primo cercherà di prevaricare sul secondo e chiunque può esserne vittima. Come spiega Leslie Morgan Steiner nel monologo portato avanti per TED(Technology Entertainment Design, visionabile su YuoTube https://www.youtube.com/watch?v=V1yW5IsnSjo&t=206s&ab_channel=TED) nel 2013, “La violenza capita a tutti. Non conosce istruzione, stipendi, razza o religione”, si radica in relazioni durature e nelle famiglie. Il maltrattante può esse chiunque, dall’uomo d’affari al contadino. Nei primi momenti si mostra molto sensibile affascinando e guadagnandosi la fiducia della vittima. Le ragioni che lo spingono ad agire in modo violento possono essere molteplici come ad esempio ignoranza e/o spesso aver subito violenza e traumi a propria volta. Agisce utilizzando forme di violenza fisica, ben evidente e visibile a occhio nudo, i segni si ritrovano in lividi ed ematomi causati da percosse; nei casi più gravi la vittima può essere sottoposta anche a violenza sessuale con stupri o rapporti forzati. Violenza psicologica chediversamente, non è visibile, per cui può rimanere nascosta per anni ma è devastante tanto quanto quella fisica. È una vera e propria forma di abuso che va ad intaccare la visione che si ha di sé stessi. Si manifestarsi attraverso comportamenti di violenza verbale utilizzando critiche, ingiurie, umiliazioni, insulti; violenza economica, dove la vittima viene privata della propria indipendenza o costretta a non lavorare. A livello sociale vengono messe in atto tutta una serie di azioni atte ad allontanarla dal proprio contesto e dalla propria libertà. Ascione (1994) ha teorizzato la cosiddetta spirale della violenza ponendo l’accento su come essa va evolvendosi man mano e vede il susseguirsi di: 1) Intimidazione; 2) Isolamento; 3) Svalorizzazione; 4) Segrecazione; 5) Violenza fisica; 6) Violenza sessuale; 7) False riappacificazioni; 8) Ricatto. Così facendo il maltrattante guadagna terreno fertile per giungere al proprio scopo: il controllo totale dell’altro.
Perché la vittima rimane? La vittima non sa che sta subendo un abuso, proprio perchè parte tutto da episodio singolo e improvviso, che coglie la vittima impreparata e che la porterà a giustificarlo. Quando si acquisisce consapevolezza della reiterazione degli episodi, non si agisce per paura. Sembra un’azione facile ma è pericoloso lasciare un violento anche perché l’ultimo tassello della violenza domestica è l’omicidio. Quali sono le conseguenze? La vittima riporta molte conseguenze nel breve e nel lungo termine. Innanzitutto, può riportare traumi fisici come lesioni e fratture. Dal punto di vista psicologico, la vittima potrebbe riportare un disturbo post traumatico da stress che si potrebbe articolare in stati ansiosi, paura, panico, stati depressivi, problemi alimentari. L’emergenza dovuta alla pandemia ha acuito la preoccupazione riguardo il fenomeno della violenza dal momento che spesso si consuma tra le mura domestiche. Da un lato, le vittime si sono ritrovate costrette a rimanere in casa con il maltrattante, dall’altro lato, hanno visto diminuire la possibilità di recarsi presso le strutture al quale chiedere aiuto e supporto. L’Istat ha riportato che da Marzo a Giugno 2020 il numero di richieste di aiuto per sé o per altri, arrivate al numero 1522, in caso di violenza e stalking, sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2019 (+119%). La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è quintuplicata. Cosa la vittima può fare per uscirne? Sembra banale, ma parlarne è la prima via di uscita. “La violenza prospera solo nel silenzio, è una trappola travestita di amore” (Leslie Morgan Steiner). A tal proposito sono state messe a punto delle iniziative per continuare a far sì che le vittime ricevessero il giusto aiuto e sostegno. Sono rimasti attivi il numero anti-violenza e stalking 1522, i centri antiviolenza e le case rifugio. Un’altra iniziativa lodevole è stata l’attivazione del servizio di segnalazione di casi di abuso e maltrattamento attraverso l’app della Polizia “YOUPOL”. Tramite l’app è stata data la possibilità alle vittime di chiedere immediato soccorso attraverso la messaggistica. Sono state promosse campagne di sensibilizzazione dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri sui canali televisivi e rilanciate sui social tra la fine di Marzo ed Aprile che hanno rinforzato il messaggio sull’importanza di richiedere aiuto. “Mi dia una mascherina 1522”, è la frase in codice per denunciare la violenza domestica in farmacia. Basterà, infatti, pronunciare questa frase al proprio farmacista, per attivare una rete d’aiuto. Spesso è opportuno iniziare un percorso di psicoterapia individuale nel quale la donna o, più in generale la vittima di violenza, abbia la possibilità di riappropriarsi di una giusta immagine di sé, di un’idea di amore sano verso sé stessi e verso gli altri. Il percorso terapico dà la possibilità di dare la giusta collocazione ai sensi di colpa e al dolore provato.
Se sei a conoscenza di casi di violenza domestica o sei vittima di essa chiedi aiuto denunciando alle autorità competenti e iniziando un percorso con uno specialista.
Dott.ssa Angelino Daniele Giuseppina
Dott.ssa Antico Martina
Dott.ssa Castaldo Chiara
Supervisionato dal Dott. Elpidio Cecere
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