PASSIONE O ACCUMULAZIONE

Quanto è sottile il confine?

L’opportunità di collezionare oggetti è un impulso umano del tutto naturale che possiamo ritrovare in ogni luogo ed epoca storica: i mercanti e i ricchi borghesi andavano alla ricerca di oggetti pregiati, gli aristocratici rintracciavano oggetti d’arte, gli imperatori allestivano immense biblioteche.

Si pensi a chi colleziona francobolli, monete antiche, orologi, locandine dei film, quadri, giornali, bambole, oggetti d’epoca ecc.: tutti i collezionisti hanno delle ragioni particolari per circondarsi di questi oggetti, che arricchiscono la loro vita, a cui essi attribuiscono un particolare valore affettivo.

Ogni collezionista però è un caso a sé e non tutti possono comprendere il valore che questi oggetti hanno per chi li detiene. Si tratta di un passatempo, di un hobby, che a volte permette di creare composizioni di grande pregio, che hanno un alto valore economico, oppure di entrare in relazione con persone che hanno interessi simili ai propri, migliorando la qualità della propria vita.

Ma come si inizia a collezionare?

Spesso si inizia occasionalmente con cose di cui non si ha realmente bisogno. La necessità di collezionare oggetti ha a che fare con il desiderio primordiale di sicurezza, ma non sempre gli oggetti di cui ci si circonda sono davvero indispensabili per la propria sopravvivenza, o anche solo per il proprio benessere. È importante fare una distinzione fra un collezionista e un accumulatore:

  • un collezionista, difatti, è una persona che raccoglie specifici oggetti che, per lui, costituiscono un valore: si impegna nella ricerca di particolari pezzi spendendo il proprio tempo libero.
  • un accaparratore, al contrario, non segue una specifica categoria bensì conserva oggetti di tutti i tipi, anche diversi fra loro, che non hanno alcun valore, ma li mette insieme solo per non separarsi da essi.

L’APA nel nuovo DSM-5 ha inserito una nuova categoria patologica: “Il Disturbo da Accaparramento”, proprio per distinguere fra il collezionismo sano e l’accaparramento compulsivo di oggetti, che è invece patologico. Secondo il DSM-5 un “disturbo da accaparramento” deve comportare seri ostacoli alle normali funzioni della vita (sociale, professionale ecc.) e non deve essere spiegato con altri disturbi, come il disturbo ossessivo-compulsivo o la depressione.

Lo stesso Freud fu, a sua volta, un accanito collezionista di opere d’arte antica (raccolse più di duemila pezzi) e al riguardo arrivò a dichiarare: «Ho fatto molti sacrifici per la mia raccolta di antichità greche, romane ed egiziane, e in realtà ho letto più di archeologia che di psicologia».

Non c’è ancora una teoria sufficientemente chiara e condivisa sulle cause, anche per la scarsità degli studi su questo disturbo e per lo scarso interesse dei clinici fino a pochi anni fa (in buona parte giustificato dal fatto che raramente questi pazienti chiedono terapia). Randy O. Frost e Gail Steketee mettono in luce che tra gli aspetti che spesso si ritrovano nella vita di questi soggetti ci sono:

  • eventi traumatici: un’alta percentuale di pazienti con DA ha subito eventi gravemente traumatici, a volte più di uno;
  • fasi di vita di ristrettezza economica, che non infrequentemente seguono fasi di grande benessere economico;
  • una infanzia caratterizzata da abusi psicologici e/o trascuratezza.

Gli oggetti di collezione non sono più merci ma oggetto di culto, nel senso che, diversamente dalla merce che è destinata ad essere sostituita da altre merci con lo stesso o maggiore valore d’uso, il pezzo di collezione diviene assolutamente insostituibile. Il suo rapporto non è all’uso ma all’idolo di cui è simbolo. In questo senso tutti gli oggetti di una collezione hanno abbandonato ogni criterio di utilità.

In conclusione, il piacere del collezionista è un piacere puro e contemplativo perché è separato da ogni finalismo. Al tempo stesso però ogni pezzo di una collezione non può mai bastare a concludere la serie. Anzi, a rigore il pezzo che potrebbe virtualmente completare la collezione non può mai essere raggiunto perché la condizione della collezione è un vuoto che non può e non deve essere colmato.

Riferimenti:

“Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente” RANDY O. FROST, GAIL STEKETEE.

“La sicurezza degli oggetti” A.M. Homes

“L’ambizione impossibile del collezionista” Massimo Recalcati, Repubblica

A cura della:

Dott.ssa Antonella Raffone

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