UN’EMERGENZA CELATA NELLA SOCIETA’: LA LUDOPATIA!

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha presentato il 10 settembre 2021 “Il libro Blu per il 2020” in cui sono riportati i dati sul mercato del gioco d’azzardo in Italia. Oltre un milione e 300mila sono gli italiani colpiti da tale patologia che non riguarda una classe specifica di soggetti, ma interessa sia i giovani, gli adulti e perfino i pensionati. I giocatori ricorrono sia ai giochi online, come casinò, lotto e giochi sportivi, aumentati del 16% rispetto al 2018, sia ai giochi legati alla rete fisica come le slot machine.

Nonostante la modalità di gioco possa essere regolare o episodica, il decorso è tipicamente cronico poiché tende a aumentare durante i periodi di forte stress. Tra le regioni italiane maggiormente colpite si collocano Abruzzo, Lombardia e Campania, mentre chiudono la graduatoria Calabria, Basilicata e Valle d’Aosta.

Il termine ludopatia rimanda alla condizione di dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, conosciuto come G.A.P e utilizzato in ambito medico e psicologico per la classificazione scientifica dei disturbi mentali (DSM 5, 2014). Affinché si possa parlare di disturbo mentale, in un periodo di 12 mesi, devono essere presenti quattro o più delle seguenti condizioni:
• bisogno di giocare quantità crescenti di denaro per ottenere l’eccitazione desiderata;
• irrequietezza o irritabilità quando si riduce o si smette di giocare;
• pensieri persistenti inerenti al gioco, come pianificare la prossima giocata;
• la persona gioca quando si sente indifeso, colpevole, ansioso, depresso;
• dopo aver perso denaro, si ritorna a giocare;
• menzogne per occultare il coinvolgimento nel gioco e richiesta di denaro a terzi;
• compromissione delle relazioni significative, problemi sul lavoro o con lo studio.

Secondo Custer (1984), è possibile individuare 5 tipologie di giocatori d’azzardo: i professionisti, che sono in grado di controllare l’evolversi del gioco perché lo considerano un lavoro per mantenersi economicamente; antisociali, i quali si servono del gioco per ottenere denaro in maniera illegale; i sociali occasionali, in cui il gioco è una forma di divertimento e di socializzazione che non interferisce con la famiglia o il lavoro; il giocatore per fuga che gioca per sollievo da ansia, depressione, rabbia, noia o solitudine; i compulsivi, i quali perdono il controllo sull’attività di gioco, incidendo sulle relazioni familiari, sociali e lavorative.

Alla base del disturbo d’azzardo patologico, sono state identificate differenti cause quali disturbi dell’umore, bordeline, assunzione di sostanza, situazioni stressanti; tuttavia Mueser (2004) ha proposto quattro modelli di relazione tra l’area psicopatologica della dipendenza e quella dei disturbi mentali. La prima è la presenza di un disturbo psichiatrico primario rispetto al gioco patologico in cui il disturbo mentale causa il gioco; segue il gioco patologico è primario rispetto al disturbo psichiatrico cioè il gioco determina la comparsa di una malattia psichiatrica.

Una terza condizione è quella in cui il gioco patologico e il disturbo psichiatrico sono dovuti a un terzo fattore come la predisposizione genetica. Infine, il disturbo da gioco patologico e disturbo psichiatrico co-esistono perché influenzatisi a vicenda. Queste condizioni escludono che la ludopatia possa derivare direttamente da una condizione psicopatologica precedente.

La ludopatia conduce a situazioni violente e a un numero crescente di bugie, all’interno della coppia, per mascherare la dipendenza. Di conseguenza, i legami familiari si spezzano e le separazioni e divorzi aumentano. Bisogna intervenire ai primi segnali per prevenire la dipendenza, ma per trattarla si può ricorrere alla terapia cognitivo-comportamentale, ai gruppi di auto-aiuto o di sostegno e ai farmaci, come gli antidepressivi, anche se non è ancora chiaro in che modo agiscano sul paziente.

A cura della Dott.ssa Sara Verdoliva.

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